lunedì 31 gennaio 2011

La tecnica del ragno

All'uscita dall'asilo ho incrociato un marinaio.
Mi ha chiesto da fumare, ma io no, non fumo più.
Ha tirato fuori delle sigarette (ah! ma ce le ho, ha detto).
Mi ha chiesto da accendere, ma io no, non ho accendini, ché, come ho detto, non fumo più (beh, a parte quelle che rubo a fidatissimi amici e/o parenti, ma si tratta di un furto su commissione di me stessa all'unico scopo di farli fumare meno, con beneficio della loro salute).
Mentre gli indicavo dove poteva trovare un accendino (e cioè, come è noto ai più, dal tabaccaio), ha sfoderato l'arma segreta. "Guardi" mi dava rispettosamente del lei "non vorrei allarmarla, ma ho visto un insetto che si insinuava furtivamente nel suo stivale" (non aveva un eloquio così raffinato, ma il concetto era quello).
é ovvio che il dubbio che fosse una cazzata mi è balenato nel cervello, però, diamine, un insetto! A quale donna sana di mente piacerebbe aver un insetto sulla gamba?
Beh, non a me. Io al sol sentire la parola insetto divento una pazza nevrotica.  Ho la classica idiosincrasia da artropodi, un' aracnofobia all'ennesima potenza e ho sempre pensato che il film più spaventoso della storia sia Indiana Jones e il tempio maledetto, nella parte in cui servono scarrafoni fritti per cena, ma ancora più in quella in cui piovono millepiedi di circa mezzometro, insieme a ragni, cavallette giganti e scarafaggi, dal soffitto (se ci fossi stata io Indiana Jones moriva all'inizio del film).
Ed è così, una stanza piena di insetti striscianti e scrocchiosi, che salgono dal basso e cadono dall'alto, che io mi immagino l'inferno.

Ed é chiaro che il marinaio sapeva cosa faceva.
Stranamente, comunque, io sono rimasta parzialmente calma (la calma innaturale del folle). E lui ne era chiaramente stupito.
Gli ho chiesto "che tipo di insetto? uno carino o brutto?"
E lui, con la forza dell'abitudine, ma comunque colto di sorpresa, "non so, mi pareva, forse, un ragno".
Ragno?????????
La parola magica che fa scattare decine di centinaia di donne in piedi sul tavolo urlando come forsennate: "TUUU, UOMO, SALVAAAMMIIII".
Io, però, sono una madre di famiglia e ho mantenuto il controllo di me stessa.
"Ahh bene" ho biascicato a denti stretti "raggiungo la macchina e controllo".
Ovviamente, si è sentito in dovere di seguirmi, per potermi aiutare e per verificare, ha detto lui, se per caso avesse avuto le traveggole.
E, sì, chiaramente, aveva avuto le traveggole.
Mentre lo osservavo accovacciato davanti a me che si rigirava in mano il mio piede sudaticcio e puzzolente(sfido io a non avere i piedi sudati dopo aver calzato stivaloni da bikers con punte e rinforzi di ferro), chiedendomi quanto in basso potesse scendere un uomo, ho capito.
Credevo che non ci fosse niente di peggio che perdere i pantaloni mentre si corre dietro l'autobus e restare in mutande in mezzo alla strada (come mi è capitato quest'estate), ma sbagliavo, farsi palpare i piedi, di prima mattina, da un marinaio feticista in crisi d'astinenza è peggio.

Quando io ero piccola i marinai portavano un gran fortuna e, al primo avvistamento di berretto bianco e cappottino blu, si faceva a gara a dire: "Marinaio! pizzico a te, fortuna a me".
Io, scorta all'orizzonte la sagoma di un arruolato in marina, mi affretterò a dire a mia figlia: "Allaccia bene le scarpe, amore".

venerdì 28 gennaio 2011

La ... Giuliva

Come qualunque genitore, zio, nonno, cugino, o fratello sa, la discesa al mare in tempo d'estate, con pupi, è una traversata delle Egitto.
Le spiagge sono popolate di penose carovane, con gente carica di asciugamani, sdraio, secchielli, formine, annaffiatoi, rastrelli, palette, palle, biglie, racchette, volano, nonché creme, burri, oli, panini, bibite, frutta e, i più all'antica, teglie di lasagne appena sfornate, salsicce e barbeque.
I genitori più attenti e premurosi portano anche dei gonfiabili: salvagenti, materassini e gommoni formato Titanic.
Io non appartengo alla categoria dei genitori premurosi, tuttavia, mi caricavo di secchielli e palette. Tanto per godere di un nanosecondo di tregua, osservando la Pupa che, da me abbandonata al fai da te della spiaggia, rovesciava secchi di acqua e sabbia sugli altri bagnanti, mentre calpestava e ricopriva di sabbia gli spiaggiati.

Gli strumenti da lavoro venivano trasportati in una pratica borsa di tela, tutta buchi. Una cosa studiata a posta per aiutare i genitori a piegarsi continuamente a raccogliere le palette che cadono dai buchi, messa gentilmente a disposizione dai nonni.

Beh, comunque, è lì, sulla spiaggia, fra secchi e palette, che ho avuto per la prima volta la netta sensazione che mia figlia si stesse trasformando nella classica Oca.
è stato quando l'ho vista infilarsi i miei occhiali da sole, indossare la borsa di tela, tutta buchi, come una canotta, aggirarsi fra le sdraio e, fermandosi in pose da calendario, proclamare "io molto sexy, io sexy".

Le conferme le ricevo come il pane quotidiano.
La mattina si alza e fa, lagnosa "mamma, io bruttissima, io capelli strega".
Cammina per la casa, solo in punta di piedi e sculettando. Passa ore a lavarsi e osservarsi nello specchio.
Guai ad andare a letto senza crema. Guai ad uscire senza burro di cacao.
Guai ad andare ad una festa senza una spolveratina del fard della mamma, che tanto è tutto naturale e male no fa. Qualche volta si coprono anche le occhiaie, tanto che sarà mai?
E ieri sera mentre le raccontavo che la Fata Smemorina aiuta le bambine brave a scegliere l'outfit adeguato per una festa. Lei mi ha corretto, serissima, "noo, mamma, no fetta, è il BALLO!".

Ci penso e ci ripenso, con angoscia, ma proprio non riesco a capire da chi abbia preso e quelle bambole che chiama "mamma" e che piazza continuamente davanti allo specchio della loro microcasa di lego non mi offrono alcun suggerimento.

I Consigli delle Stars

Un paio di comunissime donne (una, premio oscar, già fidanzata con Pitt Bradd e Afflex Ben, moglie di un cantante poco noto alle masse, interprete di circa 37 films; l'altra, stilista, autrice della sua prima collezione all'età di 15 anni per un marchio francese quasi sconosciuto, figlia di un musicista ignoto ai più, che ha esordito con tali "beatles". Due povere sfigate, insomma) hanno lanciato un nuovo interessante progetto on-line: condividere i dettagli della loro quotidianità di mamme-lavoratrici per aiutare tutte noi ad organizzarsi meglio.

Emozionata e commossa per il pensiero delicato, leggo i suggerimenti che queste due sventurate hanno voluto condividere con le fortunatissime donne che, come me, hanno figli che le aspettano a casa e clienti e boss che le aspettano sulla porta, spesso armati (di pratiche) e con aria minacciosa.

Primo, dicono le stars: organizzarsi per tempo e programmare bene la propria giornata, scrivere i propri impegni e rispettare la tabellina di marcia.

Secondo: concentrarsi sul compito che si sta svolgendo e non lasciarsi distrarre.

Terzo: pianificare il menù settimanale nel week end e fare il venerdì la spesa per tutta la settimana.

Quarto: preparare i vestiti dei bambini la sera prima.

Quinto: parlare al cellulare mentre si accompagnano i bambini a scuola.

Cinque semplici, razionali, geniali regolette.

Comincio subito a metterle in pratica.

Primo, prendo un foglio e scrivo tutto quello che ho da fare: 7 pratiche da sbrigare per questo pomeriggio,  per un totale di 200 pagine da leggere, tempo stimato 2 ore. Spesa per tutta la settimana (è venerdì) e menu settimanale, tempo stimato 1 ora. Recuperare la Bambina dai nonni, condurla a casa, lavarla, sfamarla, tempo stimato 3 ore e trenta.

Mentre scrivo, squilla il telefono. Il Cliente mi comunica di dovermi affidare altre 130 pratiche da sbrigare in 20 giorni. OK, niente panico. Prendo la mia tabellina di marcia, ma il foglio è chiaramente insufficiente per contenere la mole di lavoro che nel frattempo mi è piombata addosso.
Vabbè, penso, la tabellina di marcia non sarà poi così importante.
Passo al secondo punto. Concentrarsi sul proprio compito, senza lasciarsi distrarre.
Benissimo, ricomincio a lavorare su un atto, concentratissima.
Mi impegno al massimo, giuro. Ma proprio mentre sono in piena fase creativo-giuridica ecco che squilla il telefono altre dieci volte. Il Cliente per notizie varie, cinque telefonate.
Mia madre, per informazioni inutili, ma dettagliatissime, 2 volte, per una durata complessiva di circa due ore.
L'orco per chiedere lumi su ogni più piccolo adempimento che il suo ruolo di padre dovrebbe consentirgli di svolgere in automatico, ma che è chiaramente incapace di eseguire persino sotto dettatura, tre volte.
Esaurite le telefonate, sono talmente demoralizzata che devo concedermi almeno una mezzora di e-shopping.

Passo al terzo punto: menu e spesa.
Dopo un minuto e mezzo di elucubrazioni, ho una fame da lupi e devo scendere a mangiare qualcosa di unto e schifoso.
Il quarto punto rientra già nella mia routine familiare, penso orgogliosa di me stessa.
Tutte le sere, dal lunedì al venerdì, la divisa della scuola della Pupa fa bella mostra di sé sulla cassapanca.
Il sabato e la domenica sono leggermente più complessi, ma fa tutto parte del programma educativo: la vestizione di una donna è una questione estramemente complessa ed è bene che mia figlia impari da subito alcune regole fondamentali del saper vivere al femminile. Per esempio, come si cambiano 4,5 outfits di fila, come ci si deve specchiare insoddisfatte e poi correre dall'orco a dire "papà, non ho 'iente 'a mettere".
Il quinto punto lo tento rientrando a casa dopo aver raccattato la pupa dai nonni.
Telefonata di lavoro, ovviamente. Ho detto solo "pronto" e la Pupa ha già attaccato a strillare; proferisco due parole appena, e qualla riattacca "MAAAAMMAAA ... Uargg" come un ululato nella notte, "mamma cos'è quetto? cos'è quello?", la ignoro e continuo a disquisire di diritto col mio interlocutore, ma quella non demorde "MAAAMAAAA, zitta mamma, zitta, acolta me, cos'è quello??? MAAAMMMAAA".
Rinuncio alla telefonata.
A casa, elaboro nuove regole.
Primo: concedete a voi stesse, dopo ogni compito svolto con devozione, se non proprio accuratezza, una mezzora di shopping.
Secondo: siate molto concentrate durante lo shopping, attente a non farvi sfuggire le occasioni, i tre per due, le promozioni e gli omaggi.
Terzo: il venerdì comprate tutti i piatti precotti e surgelati che vi potranno servire nel corso della settimana e che anche un uomo medio possa preparare senza dare fuoco alla casa.
Quarto: preparate la scuola, gli amici, la piscina, ecc., ad aspettarsi che voi e i vostri figli sarete sempre puntualmente in ritardo, ma impeccabilmente vestiti.
Quinto: buttate il cellulare e mandate le multe che avrete nel frattempo ricevuto, nel tentaitivo di seguire le regolette delle Stars, a Hollywood, California.

giovedì 27 gennaio 2011

Fratello Piccione Sorella Gatta

Non ho ambizioni di santità, né voglio montarmi la testa, ma devo proprio dirlo.
La Pupa parla con gli animali.
Non nel senso che ci interagisce come un qualsiasi essere umano che li ami,  che so con un bel  "oh ma che bel cagnolino!", oppure "com'è peloso mamma", o ancora "sei un bravo cane".
No, no, la Pupa ci dialoga.

Per esempio.

L'altra mattina mi ha delicatamente svegliata insieme alla Gatta.
Si sono tuffate all'unisono sulla mia pancia e hanno cominciato un inseguimento all'ultimo respiro, fra le mie tette e i miei piedi.
Durante, la Pupa continuava a interloquire con la bestiola.
"Come sei bella tootsie, sai?" le diceva.
Silenzio assenso.
"Come sei morbida, tootsie" mentre cercava di tirarle la coda.
"mmeeeooowww" lamentoso.
"Tootsie, tu non puzzi mai. Slotty, invece, l'altro giorno, puzzava, sai?"
Compiacimento felino.
Avevo ancora gli occhi chiusi, quando sento che la pupa scende dal letto e prende qualcosa.
E attacca "ora ascolta, tootsie, eh?? io leggio"
Mi sollevo leggermente dal cuscino e la vedo con in mano il David Copperfield.
Lo sfoglia e finge di leggere alla gatta. Ma il bello è che quella (che con me ha sempre rifiutato di sfogliare alcunché, piazzando il suo bel culone peloso su tutto ciò di cartaceo -libri, riviste, vocabolari, codici - che osavo aprire) ascolta rapita.

Oggi, all'ingresso dell'asilo c'era un piccione.
Io correvo avanti alla Pupa, e, appellandomi ai suoi doveri, la incitavo "Su sergente Anna, muoversi! un, due, un, due" (è un nuovo gioco, io sono il generale, o collonello, insomma un pezzo grosso, lei è il sergente e deve esseguire gli ordini. Non funziona naturalmente, ché quando la chiamo Sergente, lei mi dice "ma no, io sono Anna!").
Lei mi seguiva a tratti cantilenando "un, due, un, due", quando ha individuato il piccione.
"ohhh Wow! mamma, guadda, Pio Pio!"
Ho manifestato il mio entusiasmo e poi ho continuato a sollecitarla a darsi una mossa (ero in ritardo come al solito).
Le camminavo avanti, quando ho sentito "Ciao Pio, Pio, Io sono Anna, Quella lì è mia mamma, vedi?"
Giuro che mi è proprio sembrato di sentirlo "ma chi quella pazza che cammina come un nazista e continua ad urlare Un, due, un due?"

mercoledì 26 gennaio 2011

Attrazione legale

C'è uno strano fenomeno a Studio, una forza centripeta che raccoglie tutti i colleghi in un unico luogo, la mia stanza.

Per essere del tutto onesti, la mia stanza non è mia. Non solo mia, almeno.
La divido con LEI e LUI.
Li chiamerò LEI e LUI perchè in effetti maschio e Femmina sono, e tali vengono vissuti dai rispettivi famigliari.
Per me, però, sono come gli angeli. Senza sesso (soprattutto, LUI è chiaro. E dico questo, sia chiaro, non perchè LUI sia proprio un bel ragazzo, con tutte le sue cosine al posto giusto, ma perchè è rigorosamente vero).
Del resto, LUI divide la stanza con me da anni, da sempre. Siamo talmente abituati l'uno all'altra, conosciamo al punto i reciproci modi di fare, da sfiorare un rapporto di fratellanza. LUI, addirittura, ha assunto degli atteggiamenti che non gli erano propri, all'inizio.
Per esempio, nei primi anni di condivisione dello spazio e del tempo, LUI strascicava i piedi.
Ammettiamolo, sembrava che fosse uscito di casa dimenticando di togliersi le pantofole. Lo sentivi arrivare dal fondo del corridoio con il suo trascinamento casalingo e rassicurante.
Ebbene, saranno almeno due anni che non struscia più i piedi!
Oddio, potrebbe anche essere che io talmente abituata al ciabattare (l'orco non solleva mai i piedi da terra più di due o tre millimetri, cosa che, per uno di circa novanti chili, non può che produrre un effetto scivolata con pattina di piombo) non faccia più caso alla camminata di LUI.

Fra me e LUI, comunque, c'è un codice di regole non scritte, autodefinite con soddisfazione di entrambe le parti : LUI parla, mi racconta i suoi tribolamenti giuridici, io mugugno, non ci capisco un accidente e in mente mia penso "che fortuna che il Boss abbia scelto lui per questo lavoro"; LUI è perfettamente consapevole del fatto che io non capisco quello che dice e mi perdo la metà delle parole, ma la regola tacita è quella: fingere di stare a sentire. Del resto, quando espongo io le mie tribolazioni giuridiche, e LUI è concentrato su qualcosa, non risponde, è completamente isolato, almeno fino a che non ci ficchi dentro un qualche pettegolezzo piccante (sai quell'ex collega? c'ha una storia con quell'altro...ecc.ecc.), allora si desta dal torpore, ti chiede un breve rewind e ti dedica tutta la sua attenzione. Lo ammiro molto per questo. Io almeno un mugugno ai suoi tribolamenti lo devo emettere, non riesco a isolarmi completamente nemmeno con le cuffie con i black sabbath dentro. Ma anche in tal caso, la regola non scritta è quella: evitare di mandare a cagare la fastidiosa collega, chiudendosi in un sobrio silenzio.

LEI è con noi da meno. L'abbiamo accolta come se fosse una di famiglia. Adottata, in pratica.
Non mi dilungherò sulle sue innumerevoli doti. Dirò solo che a queste aggiunge alcuni nuovi modi, frutto dei miei suggerimenti (non legali, figuriamoci se io posso dare suggerimenti legali, non scherziamo. Parlo di regole di vita, per esempio su come spendere tutti i propri soldi in meno di 15 minuti, sui luoghi dove diversificare il proprio shopping, su come educare e punire i mariti). Io, da parte mia, capisco quanto sono perfida con il mio prossimo, imparo alcune tecniche di gestione del dipendente (sulle quali, però, ho ancora molta strada da fare) e riesco ad apprendere persino qualcosa di diritto.

L'attrazione irresistibile che esercita la nostra stanza consiste in ciò: ogni collega maschio di studio entra ed esce dai nostri luoghi tra le cinque e le dieci volte al giorno.
Sia inteso, non che la cosa ci disturbi, anzi. Ogni ingresso stimola battute e commenti divertenti (no, riflessioni giuridiche, no, mai).
é che ci interroghiamo. Non potrebbe essere altrimenti.
é un continuo viavai! Credo che neppure la casa del Premier goda di un tale afflusso di membri (anche perchè, a quanto ho capito, il membro è rigorosamente uno! Si vede che è timido).
Non ho ancora sveltato l'arcano e spiegato, con rigore scientifico, quale sia la fonte dell'energia accentratrice.
Ma comincio a pensare che i colleghi ci vedano un po' (alludo a me e LEI, ché LUI è persona troppo seria) come un duo comico, che so tipo... Gianni e Pinotto (del resto, non ci sono coppie di comiche donne, belle e intelligenti. Mi viene il dubbio che se una è bella e intelligente la coppia, comica o no, la evita).

martedì 25 gennaio 2011

La mela

Era chiaro che l'apertura di un blog mi avrebbe creato qualche guaio con amici, famigliari e colleghi.
Mia madre, mortalmente offesa, già minaccia sciopero ad oltranza nell'accudimento della Pupa.
Mio padre ha da ridire sulla sua descrizione fisica (peraltro, frutto dello spirito di osservazione della Pupa), nonché su alcune considerazioni da me rese sullo "Studio".
L'Orco non ha ancora proferito parola, nel senso che, da quando ho aperto il blog, non mi rivolge più la parola e dorme da solo in un'altra stanza (secondo me, ancora non l'ha letto).
La Pupa, grazie al cielo, non sa leggere (anche se lei è convinta del contrario), ma quando imparerà - è chiaro - dovrà contestualmente prenotare una visita psichiatrica per superare lo shock emotivo.
Il boss... beh, il boss si dice entusiasta (del resto, fa ormai parte del personaggio).
Ha, però, voluto precisare: "certo, col vittimismo, voi donne risolvete tutto".
Vittimismo? Ma quale vittimismo?
Deve aver percipito un moto di stupore sul mio volto, perchè ha proseguito:
"Ma sì, sì, del resto avete ragione, da quando vi hanno fatto prendere la mela nell'Eden".
Avrei voluto aggiungere e dei dolori del parto, ne vogliamo parlare?
Senonché, ancora una volta, sono rimasta incantata ad osservare l'abisso che separa l'uomo dalla donna.
Eh sì, perchè per me le vittime sono quelle piagnucolose che passano il tempo a lagnarsi, le moderne prefiche (onde evitare spiacevoli equivoci, dicesi prefiche le donne pagate per prendere parte alle cerimonie funebri, lagnandosi ostentatamente) che non perdono occasione per fermarti, posizionare la loro mano sul tuo avambraccio e cominciare l'elenco (infinito) delle loro disgrazie.
Non giudico vittime le donne che partoriscono - con dolore, ma in silenzio (non credete ai film, le donne non partoriscono urlando, il dolore le blocca e poi, a dio [non] piacendo, arriva pure l'anestesista) - quelle che lavorano - a capo chino, e senza mai un lamento (è chiaro che ci lamentiamo e piangiamo sulle pratiche, ma solo quando nessuno ci vede!) - quelle che accudiscono i figli - con piacere, ma nei ritagli di tempo - e quelle che sopportano - non tanto silenziosamente, ma comunque sopportano - di dividere la loro vita con dei mariti tanto diversi da loro che niente di quel che l'uno o l'altra fanno va mai reciprocamente bene.

Devo, poi, ammettere che credevo fosse assolutamente evidente, dal blog, che io nella vita ricopro il ruolo di carnefice e non di vittima. Che le vittime sono quei poveretti che mi capitano a tiro, i tapini che divino il tetto coniugale, i famigliari che sopportano le mie freddure e, in generale, tutti i protagonisti delle mie spietate cronache.
Del resto, non é certo colpa mia se il mio prossimo è fonte, per me, di continua ispirazione.
Non é colpa mia se gli uomini che fanno la spesa comprano solo Cocacola e nutella.
Non é colpa mia se le donne sono animali sociali e, soprattutto, razionali e gli uomini sono diventati romanticoni ed emotivi.
Ed è forse colpa mia se, da quel fatidico giorno nell'eden, il medico ci ha raccomandato di mangiare una mela al giorno?

lunedì 24 gennaio 2011

Scandalo sul campo

Polemiche nel Regno Unito, causa (incredibile) sessismo calcistico (e chi l'avrebbe mai detto che allo Stadio ci possa essere del maschilismo?).

Dicono i giornali che due commentatori sportivi inglesi (che, per comodità, chiamerò Mister G e Mister K), lasciando fuberscamente aperti i microfoni, nonostante fuori onda, abbiano ingiustamente gettato fango su una guardalinee.

Questo, per sommi capi, lo scambio di battute fra i due.

Mister G: "hai visto che roba? una guardalinee donna"
Mister K: "roba da matti, ma da quando hanno cominciato?"
Mister G: "ahh boh, comunque, io l'ho sempre detto che le donne non capiscono il fuori gioco"
Mister K: "parole sante, amico mio, parole sante!"

Stupirà i più, ma voglio spezzare una lancia a favore di questi due poveretti.

Insomma, non mi lascia perplessa e offesa pensare che le donne non capiscano il fuori gioco.
Io non c'ho mai capito un accidenti! Perchè mai un calciatore, solo davanti al portiere, realizza il gol della vita e un altro, apparentemente nella medesima situazione, è in fuori gioco? E perchè un Maradona poteva attraversare un intero campo, palla al piede, e poi segnare di mano e passare alla storia e un cristo qualsiasi, in simil condizione, e pur sforzandosi di segnare di piede, è un idiota in fuori gioco?
No, lo ammetto, io il fuori gioco proprio non lo capisco. Né muoio dalla voglia di capirlo.

Aggiungiamo pure che Mister K e Mister G si sono dati una grande legnata lì dove fa più male, lasciando aperti microfoni che dovevano essere chiusi (e vabbè, poveracci, è evidente che non sono avvezzi al pettegolezzo), facendosi ascoltare dal popolo che più inorridisce innanzi alle scorrettezze e alla mancanza di riguardo per il gentil sesso, e, per di più, toppando in pieno, ché la guardalinee, invece, ci aveva azzeccato.
Quale prova di maggiore imbecillità potevano dare?

Ho davvero pena per questi due signori. Sarei anche preoccupata per il loro destino, se non immaginassi che due così in Italia potrebbero fare carriera.
Basti pensare alla conclusione che avrebbe avuto il medesimo dialogo nel bel paese:

"ohh non capirà un tubo di fuori gioco, ma hai visto che tette?"