sabato 4 febbraio 2012

Come i biscotti a merenda

La città è sotto la neve. È uno spettacolo surreale e bellissimo. Piacevole da guardare con la faccia incollata alla finestra e le mani ben piantate sul termosifone.

Peccato che la città in questione non sia propriamente un passo di montagna.

Peccato che la nevicata sia andata avanti ininterrottamente per quasi 24 ore.

Peccato che i 3 cm di neve siano diventati 30.

Peccato che gli approvvigionamenti domestici scarseggino e che i supermercati, raggiungibili solo a piedi, siano chiusi.

Peccato che la casa dell'avv. Mommy & co. sia collocata su una salita al 70% di pendenza, una salita che - ora - somiglia sempre più ad una pista di sci (ma nessuno in casa Mommy sa sciare).

Peccato che la tata - incurante delle previsioni meteo - si sia data alla macchia (prudentemente vestita di bianco. Sembra che le tate in libertà sviluppino una certa predisposizione al mimetismo).

Peccato che l'Orco – saggiamente recatosi a lavoro prima della nevicata – abbia deciso di restare fuori per la notte, perché ad impossibilia nemo tenetur e lui, con l'auto 4X4, le gomme da neve e le catene di emergenza, non può proprio tornare a casa per la notte (e dire che qui sotto è appena passata una 126 rossa del 1969, senza catene – forse era persino senza ruote, ma saliva a tutta birra). Molto meglio restare in hotel a 5 stelle con le orchette e mollare me sola con i pupi.

Peccato che alla caduta del primo fiocco i pupi delle latitudini sud si trasformino in belve assetate di sangue (quelli del nord subiscono analoga metamorfosi alla vista del mare), mostri capaci di passare sopra il cadavere della madre pur di scendere a giocare con la neve.


Sì, proprio bella la neve. Un toccasana per lo spirito della pluripara abbandonata.

Ecco quindi che, per sopravvivere alla stagione invernale, la madre sola deve improvvisare infinite attività casalinghe. Pittura, abluzioni (lunghi bagni caldi…per i pupi, è chiaro. Le madri, di solito, riescono a strappare una doccia notturna bisettimanale, consumata in fretta e furia e al buio), architettura di interni ed esterni (ovvero traslochi di mobili e cuscini per creare fantasiosi rifugi e costruzioni lego) e – sopra tutto – cucina. Torte, biscotti, pizze vanno per la maggiore (una maternità equivale ad un master all’accademia del gambero rosso, due maternità a due stelle Michelin).


E così, verificata la presenza in casa di cioccolata, burro e farina (le uniche cose di cui la dispensa è sempre fornita), ho deciso di costringere tutta la famiglia in cucina.

In quei luoghi, è fondamentale mettere in sicurezza i pupi.

 Uno –  il signor fissatette – è sistemato nella carrozzina (a fissare le tette, appunto) e gli viene intimato il silenzio.

 L’altra è legata ad una delle sedie della cucina e, dopo circa un’ora di urla, strepiti, botte in testa e morsi al tavolo, si dimostra disponibile a preparare alcuni biscotti.

A quel punto, viene liberata e può sedersi sopra il bancone della cucina, pronta ad afferrare la farina e spargerla per la casa.

Ora, come tutti sanno, i dolci sono molto più buoni crudi che cotti (che cavolo li cuciniamo a fare?). Ma la buona madre di famiglia DEVE assolutamente cuocere i biscotti e, soprattutto, DEVE assolutamente impedire ai figli di mangiare l’impasto crudo (ma perché?).

E così anche io – dopo aver furtivamente ingurgitato parte dell’impasto a crudo – intimo alla pupa di mollare la presa e smetterla di mangiarsi i biscotti prima che vengano infornati, pena infernali dolori de panza e un sacco di botte.

Alla fine,  parte la scherzosa invettiva:

“BASTAA! Ti espello dalla cucina. Anzi, guarda che tu, i tuoi figli, i figli dei tuoi figli verrete banditi per sempre dalla cucina!! Fuoriiii” urlo.

Ma lei ribatte “No, mamma! Tu e i tuoi figli sarete RIMBAMBITI per sempre!!”


lunedì 30 gennaio 2012

No epidurale? No parto.

E va bene, confesso! Questa gravidanza è stata di gran lunga meno pesante della precedente.

Il primo trimestre, potevo quasi dimenticare di portare l’Abusivo nella pancia. È vero, un paio di volte ho vomitato, lo ammetto. Ma è stato subito dopo un trasbordo aereo per una sede sperduta del Cliente. E io, si sa, soffro di mal d’auto. E di mal d’aria. E di mal di mare. Insomma, vomito anche dopo aver preso l’ascensore.

Senza contare che la visione del cliente provoca sempre fitte all’addome e forti giramenti di testa.

Il secondo trimestre, ho scalato le montagne. E ancora entravo nei miei vestiti. Riuscivo ad indossare persino i jeans. Certo, la lampo si apriva da sola, accompagnata da un rumore simile a quello che può produrre un calabrone ubriaco (e cioè, zzzzz – pausa – zzz-zz-zzzz – pausa, zzzzz – pausa, stock). E certo, qualcuno se ne sarà pure accorto. Però, che soddisfazione mettere jeans non pre-maman in gravidanza!

L’ultimo trimestre è il più duro. Eppure, questa volta, sono riuscita ad evitare le gambe modello Sora Lella e solo nelle ultime settimane ho preso ad assomigliare sempre più – nel fisico, nella postura e nei movimenti – alla versione del Pinguino di Danny De Vito.

Insomma, devo ammetterlo, il Clandestino ha fatto il bravo feto, confermando purtroppo le voci che corrono sulle gravidanze: pessime quelle delle femmine, fantastiche quelle dei maschi.

Ma era ovvio che l’Alien presentasse il conto, prima o poi.

E Infatti.

Ormai prossima all’esplosione, Il 4 gennaio mi reco in clinica per essere monitorata. Benché siano giorni – e notti – che sopporto in silenzio dolorosissime contrazioni, entro convinta che mi rimandino a casa, insultando il collo del mio utero che non è incline ad accorciarsi e aprirsi al mondo prima che siano decorse le 40 settimane di gestazione.  

Ma l’ostetrica  non vuole mollarmi più, manco fosse colta da improvviso e irresistibile trasporto nei miei confronti.

Non si fa così, però. Non sono pronta. Ho ancora la valigia per la clinica a metà (e a casa). Ho assicurato alla Pupa che sarei tornata presto e fra due giorni è la befana e io non ho ancora la calza.

Così, fuggo.

Non paga, prima di rincasare e decidermi una buona volta a mettermi tranquilla,  faccio visita al supermercato, tanto per dotare la famiglia di beni di prima necessità che possano assicurare loro la sopravvivenza in mia assenza: kinder, caramelle e nutella.

Ovviamente, durante il pellegrinaggio fra i kinder, le contrazioni si fanno più frequenti. A casa, non mi mollano proprio più. Alla fine, rinuncio a malincuore alla pizza ai 4 formaggi e ritorno in clinica.

Il tempo in certi momenti non può essere misurato. Io sono convinta di aver passato ore fra atroci tormenti; in realtà, è stato tutto molto veloce.

Alle nove e qualcosa, vengo condotta in sala travaglio e rispondo alle domande dell’infermiera. Ogni tanto, devo interrompere le chiacchere per una imprecazione mentale: è una contrazione.

Alle nove e trenta, continuo a rispondere alle domande, ma l’infermiera deva fare attenzione a non scrivere proprio tutto quello che dico: le imprecazioni vengono pronunciate a voce alta e tonante.

Alle dieci, ho rinunciato a vivere dignitosamente il dolore, a mantenere il pudore e quell’allure di donnaconlepallechenoncedemai che mi porto dietro, e urlo come una pazza.  Io. E cioè quella che ha sempre sentenziato, innanzi alle partorienti ulranti: “che vergogna! Un po’ di dignità, non c’è alcun bisogno di urlare!”

Alle dieci e dieci, riacquisto la lucidità per un attimo e riesco ad inveire contro l’orco: “Ti devono venire i calcoli renali grossi come patate, bastardo!”. Poi, torno ad essere assolutamente indegna.

Alle dieci e venti, imploro l’epidurale e caccio definitivamente via dalla clinica l’Orco con parole più o meno simili a queste “VIAAA mandatelo via, è tutta colpa sua!!”

Alle dieci e trenta, alle parole “è di quattro centimetri” scambiate fra ostetrica e ginecologo, scatto su come una posseduta dal demonio, sbottando con voce non mia: “ma come 4 centimetri, cazzo??? Come è possibile solo 4???”.

Alle undici, durante un breve intervallo fra le grida, chiedo “nascerà comunque il 5, vero dottore? Ho detto a tutti che nasceva il 5”. Ricevute le dovute rassicurazioni, torno ad urlare cose irripetibili.

Alle undici e quindici, è ormai chiaro che l’epidurale non ha funzionato. Credo l’abbiano capito anche gli inquilini del numero 18, laggiù in fondo alla strada.

Alle undici e trenta, un ultimo disperato tentativo di anestetizzarmi in qualche modo.  Secondo me, è fallito.

Alle undici e cinquantacinque, l’Alien esce. Cinque minuti prima della data da me pronosticata e annunciata al mondo come l’ultima rivelazione di Fatima. Che carino!

Subito, me lo posano sulla pancia (lavarlo prima sarebbe veramente molto sbagliato?).

Lo guardo e noto con preoccupazione che è tale e quale a Yoda, il maestro jedi di guerre stellari, con le orecchie a tortellino ripiegate su loro stesse e la faccia rugosa di un vecchietto.

Le infermiere si avvicinano e mi chiedono: “come si chiama questo giovanotto, signora?”

Io le guardo e dico “Ultimo”.

Il medico mi lancia uno sguardo d’intesa e mi fa “diciamo pure Definitivo!”.

sabato 28 gennaio 2012

La punizione divina

Il 31 maggio 2011 scrivevo: non ho avuto figli maschi (grazie al cielo!)…

Da giugno, su questo blog, un grande silenzio.

Chi – dei due lettori che non sono amici o parenti - indovina cosa mi è occorso in questi lunghi mesi di assenteismo?

Ebbene, sì. Dio esiste ed è fortemente vendicativo. Quanto meno, dispettoso.

Esiste e adesso se la ride alle mie spalle. A dire il vero, sono già parecchi mesi che se la gode a guardarmi. Ma da un mese a questa parte si sta proprio sganasciando.

Beh, ormai è chiaro. Ad aprile di quest’anno, sono rimasta incinta. Come è successo? Per colpa di chi? Quando?

Non è dato sapere. Certo, dovrei avere la maturità necessaria per avere un’idea approssimativa di come nascano i bambini. Una laurea, una figlia treenne, una certa esperienza con uomini più o meno affetti da orchite, e invece ci resto fregata come una qualsiasi adolescente inesperta.

O forse no. Forse la colpa è tutta dell’Orco. Certamente è così. Probabilmente, io non ero nemmeno cosciente durante il fatto. Quasi sicuramente, dormivo.

Comunque, fu proprio durante il funerale di mia nonna. Cioè, qualche ora prima (insomma, non è che ci siamo rotolati sulla bara della cara estinta). Del resto, si sa. La morte si esorcizza sempre con la vita. E così, quella lontana mattina di aprile - come si dice da queste parti - ci sono rimasta. Di nuovo.

Come se non bastasse, il piccolo invasore era portatore del cromosoma monco, quello che produce quegli esseri inferiori comunemente definiti “maschi”.

Ed ecco che, all’ecografia di non ricordo più quale tragico mese, il medico mi disse “guardi, signora, è un maschio”

“Ma come dottore! Ne è sicuro? guardi che quella è la testa!!” balbettai io, in preda alla disperazione.

“Signora” mi rispose, mentre mi guardava comprensivo “quello è indiscutibilmente il sedere , poi, per carità, può darsi che suo figlio avrà anche una testa di cazzo, ma questo l’ecografia non ce lo può dire”.
Eh, l'ecografia no, ma la genetica sì.
E infatti, proclamai: “ha preso tutto dal padre, il pisello e pure la testa!”.

lunedì 27 giugno 2011

A volte ritornano

Domenica mattina in famiglia.
L'orco è tornato alla 4 di notte dalla riunione degli orchi lavoratori precari (OLP, associazione sindacale degli orchi) e dorme sul divano. Sul divano, al piano di sotto. Con tutte le finestre aperte (perchè munite di grate) e le porte chiuse. Al di qua delle porte ci sono loro.
Il resto del mondo. La famiglia. Una bimba malata e dall'ululato facile e una madre stanca e stressata.
Dalle 4 di notte alle dieci di mattina, l'Orco dorme come un angioletto. Al fresco, nel silenzio, in beata solitudine.
Dalle 11 di sera alle 8 di mattina, Avv. Mommy non fa altro che rigirarsi nel letto e meditare vendetta. Senza un filo d'aria ad alleviare le sue pene (le finestre NON sono munite di grate), fra  lamenti di bimba con placche in gola, con irruzioni - continue e indesiderate - nella sua privatissima alcova (gatti, bamini, conigli, orsetti, si è visto di tutto in quella stanza nel corso della notte. Di tutto, tranne Orchi, di quelli nemmeno l'ombra).
Alle 9.00 dopo alcuni ultimi, disperati tentativi  di acquietare la piccola belva, Avv. Mommy decide di scendere ai piani bassi accollandosi la pupa.
Già al terzo gradino sente una brezza fresca salire dal basso.
E tuttavia, mossa da un improvviso e inaspettato senso di pietà, decide di lasciar riposare l'orco ancora qualche minuto prima di svegliarlo a sassate e costringerlo ad uscire per fare la spesa.
Adagia la pupa sulla sedia in cucina e prepara la colazione.
La pupa non mangia, è notorio. Mezzo cereale NON pucciato nel latte e va avanti come una molla sino a sera (c'è da chiedersi come sarebbe se mangiasse. Forse è una fortuna che non mangi nulla).
Ma una mamma è sempre una mamma, benché avvocato, e la sua funzione principale è nutrire i pupi.
E così, per cercare di far ingerire alla pupa la dose minima suggerita dall'organizzazione madri Soiocosaèbenepermiofiglio (OMS), avv. Mommy è costretta a spalmare chili di marmellata su biscotti a forma di ciambella. L'unica cosa che la pupa mangia (mai più di due, bene inteso, ma è già molto più del solito). Naturalmente, la marmellata - mai vista  marmellata dalla consistenza più appiccicosa - non fa altro che cadere giù dal buco. Sul tavolo, sulla sedia, sulle mani della pupa.
Ma non c'è da temere, dalla sedia e dal tavolo la lecca via con la lingua.
Quella sulle mani la spalma in giro per i muri e per i divani, così alla fine le mani sono pulite (certo i muri e i divani sono tutti da rifare e sul tema andrebbe aperta una lunga parentesi sulle ragioni che portano le coppie a comprare il nido, accendendo un mutuo trentennale, arredarlo con amore, indebidandosi ulterioremente, e preparalo ad accogliere la prole che poi - irrimediabilmente - lo distruggerà).
Mangiati due biscotti grondanti marmellata e distrutti due divani, è l'ora di svegliare l'ORco.
Avv. Mommy ha ormai dimenticato i propositi di misericordia e aizza la pupa contro il dormiente:
"vai a svegliarlo con il tamburello, amore, Vedrai come è contento"
La pupa obbedisce. Porta una pentolaccia e un mestolo e glieli suona in faccia.
Ma quello non reagisce.
Corre da Avv. Mommy "mommy, mommy, papà non si sveglia. é morto"
"mmm. Sculaccialo con il cucchiaio di legno, vedrai che resuscita"
Tutti sanno che il cucchiaio di legno resusciti i morti e infatti l'Orco si sveglia.
Si trascina verso avv. mommy e bofonchia qualcosa.
"Devi fare la spesa, ho già preparato la lista" interviene lei.
"mmbene" dice lui.
Mentre l'orco si prepara, Avv. Mommy sistema la cucina e comincia a cucinare il pranzo (il sabato - come forse è noto - gli scapoli della famiglia si radunano a casa dell'avv. mommy, per le Mangiate settimanali a scrocco dalle buone madri di famiglia, MASSBMF).
Messe le prime pentole sul fuoco, comincia a sistemare il salotto, ha in mano una pistola giocattolo quando si accorge che l'orco è scomparso:
"dov'è papà?" domanda alla Pupa.
Quella si volta, vede la mamma con la pistola in pugno, la guarda in faccia con attenzione e le chiede "ma perchè lo vuoi ammazzare?"
Dio! è così evidente?

mercoledì 8 giugno 2011

Quesiti

Referendum consultivo:

1) Per strada c'erano così tanti ragazzi carini anche quando io non ero una vecchia carampana che nessuno degna di uno sguardo, o è la forzata e continuata astinenza a farmeli notare?

2) Le altre mamme escono a cena fuori con i pargoli o li tengono prudentemente rinchiusi in casa sottraendoli agli sguardi degli altri?

3) La gravidanza è la punizione divina per il peccato originale? Già che c'era Eva non poteva mangiare qualcosa di più succulento, che so, un'intera torta al cioccolato, un chilo di gelato allo zabaione, 250 gr di spaghetti alla carbonara?

4) Gli uomini sono biologicamente programmati per diventare grassi, pelati, rumorosi, noiosi, tonti, vecchi immediatamente dopo essersi accasati con una donna giovane e piacente?

Referendum abrogativo:

1) Volete voi abrogare la famiglia nucleare nella quale - come è noto -  l'unica a mandare avanti la baracca è la donna, mentre l'uomo dorme sugli allori (in casa) e resta sveglio la notte a divertirsi (fuori casa)?

2) Volete voi abrogare il monopolio delle bottiglie dell'acqua goduto da figli e mariti e riappropriarvi una buona volta di una bottiglia da scarrozzare in giro per la casa e che sia vostra, soltanto vostra, fortissimamente vostra?

3) Volete voi abrogare le centomila scuse che accampano i vostri consorti di fronte alla legittima richiesta di sollevare il culo peloso dal divano, interrompere la masticazione e darvi una mano a trattenere i pupi dal scannarsi a mani nude, o impedire alla creautra di lanciarsi dal terrazzo, passare l'aspirapolvere sul milione di formiche che ha deciso di insediarsi in casa vostra e sta tentando di farvi fuori, o ancora cucinare qualcosa per la famiglia almeno una volta alla settimana?

4) Volete voi abrogare suocere e nonne e vivere finalmente sereni?

Referendum confermativo:

1) approvate l'inserimento nel Titolo I, della Parte I, della Carta Costituzionale della seguente norma: "le scarpe sono un diritto civile inalienabile di ogni donna. é compito della Repubblica eliminare gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando la possibilità delle donne di acquistare nuova paia, impedisce il pieno sviluppo, la felicità e la piena soddisfazione della donna?"

2) approvate l'inserimento nel Titolo I, Parte I della Costituzione della seguente disposizione "Nessuna madre può essere privata del consumo quotidiano di una dose di consolatoria, goduriosa, calorica cioccolata. é assicurata l'inclusione di almeno 150 gr di cioccolata al giorno in ogni dieta dimagrante"?

3) approvate la sostituzione dell'articolo 15 della Costituzione con la seguente disposizione "La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione femminile è inviolabile.
Tutte le donne hanno il diritto di limitare la libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione maschile, hanno altresì il diritto di leggere sms, email, lettere, e intercettare le conversazioni telefoniche di consorti/amici e/o parenti"

4) approvate l'inserimento nel Titolo II, Parte I della Costituzione della seguente disposizione: "Indossare i sandali da gladiatore - quelli che sembrano appena usciti da un cartone animato sui ninja, capaci di far sembrare belle persino le scarpe dimagranti con suola alla Frankenstein, che farebbero sembrare anche le gambe di Naomi un insaccato lungo 5 cm (figuriamoci quelle di una donna sovrappeso alta un metro e sessanta che li indossa con i pantaloni alla pescatora!!!) - è un reato contro l'umanità"?

martedì 31 maggio 2011

L'arte di negare l'evidenza

Come ogni donna sa, gli uomini sono abilissimi a negare l'evidenza.
Colti con le mani nel sacco, sono capaci di inventare penose scuse per addossare la colpa ad altri, o - comunque - uscirne senza responsabilità.

La faccia sporca di marmellata, il cucchiaino ancora pucciato nel barattolino, riescono a guardarti e a dire "ho trovato tua figlia che si mangiava tutta la marmellata, e, capisci, sono dovuto intervenire" (poco importa che la creatura sia dai nonni).
Quando li becchi a dormire esattamente all'ora in cui dovrebbero essere all'ingresso dell'asilo a raccattare i figli e riportarli a casa, ti accusano di averli svegliati, sostengono di aver già recuperato i pupi e - quando chiedi dove siano, dato che proprio non riesci a vederli - ti accusano di non averli svegliati in tempo ed escono inveendo contro di te.
Se bruciano la cena, viene fuori che sei stata tu a farla bruciare. E non importa che tu fossi ancora imbottigliata nel traffico, riesci in queste prodezze anche dalla distanza.
Se la macchina ha un fanalino rotto, la sera prima l'hanno guidata loro e mentre parcheggiavano hai sentito distintamente un crak, sei sicuramente stata tu a rompere il fanalino o, in alternativa, un pirata della strada. A proposito, loro la tua macchina non l'hanno mai guidata.

Negano e mentono con tale convinzione che diventa difficile replicare.
Come fanno? Dove imparano?

Non ho avuto figli maschi (grazie al cielo!) , ma confesso che immagino che comincino ad affinare la loro tecnica già nella culla.
Li vedo ad urlare come dannati nel cuore della notte.
La mamma arriva, distrutta da una serie infinita di notti insonni, guarda il suo piccolo uomo e gli chiede "ma insomma che vuoi?". E quello - pacioso e placido - la guarda con gli occhi sgranati, in silenzio, "Chi io? Niente! Non ero mica io che strillavo!".


Da adolescenti, lo so, applicano la regola base: negare fino alla morte.
"Ha chiamato la polizia, dicono che ti hanno fermato perchè fumavi uno spinello"
"Chi io? mamma! ma che dici? Si sono sbagliati non ero io"
"Ma allora perchè ti stanno trascinando via in manette?"
"è un errore di persona. Sono innocente. Ma, così, giusto per sicurezza, chiama un avvocato".

Da adulti, applicano l'arte negatoria in ogni settore.
Nel privato, associato alla regola base (negare fino alla morte), il principio numero due: cambiare discorso.

"Dicono che ti hanno visto uscire da un albergo vicino alla stazione con la segretaria"
"IO? Ma se ho lavorato come un negro tutto il giorno? E poi ti pare che andrei con la sig.ra Rossi, è nonna!"
"No, dicono che eri con quell'altra, quella nuova, quella bionda, alta 1.80!"
"Ahha questa sì che è buona! Non ero io. Comunque quella la licenzio, così impara ad abbandonare il posto di lavoro. Senti, a proposito, domani sera vengono a cena tutti i colleghi, saremo circa 50. Prepara qualcosa di buono, mi raccomando".

Nel quotidiano, accompagnano la consueta regola base, al canone n. 3: cadere dalle nuvole, e al principio n. 4: dare la colpa ad un altro.

"Ma chi ha rotto la lavatrice?"
"Come? La lavatrice si è rotta?"
"Sì, guarda, qualcuno ci ha messo a lavare i pantaloni con tutto il portafoglio dentro, le scarpe e il pallone da calcio e anche... ma cos'è questo? la catena della bicicletta?!"
"Ma chi può essere stato?"
"L'unico che va in bici sei tu!"
"Io??? Stai scherzando? Io non ero nemmeno qui."
"Veramente era il tuo giorno libero."
"Sì, ma sono uscito" (già, era fuori con la segretaria...) "Sicuramente, è stata la colf. Io dico che quella la devi licenziare".

Nello sport, applicano la regola n. 5: tutto è relativo e comunque indimostrato.

"Mister, buongiorno, sono per radio palla-avvelenata, volevo farle qualche domanda sulla partita di oggi"
"ah sì, prego"
"beh, possiamo dire che la squadra attraversi una vera e propria crisi, ritiene che i giocatori abbiano risentito dei doppi turni di coppa?"
"Beh, crisi, oddio, mi pare esagerato, io non la definirei così. Del resto, il primo tempo abbiamo retto bene e anche il secondo, almeno fino al primo goal. I giocatori sono stati tutti eccellenti e gli schemi sono stati applicati alla perfezione"
"Ma, mister, avete subito 15 goal, senza segnarne nessuno"
"Eh, come? Ma sono cose che capitano, non si può giudicare una squadra per un singolo episodio"
"Veramente, è la terza domenica di fila che perdete rovinosamente"
"Eh? Uh. Scusi, il tempo è finito".

La politica è una sommatoria di tutti i principi dell'arte negatoria.

"Come commenta i risultati delle ultime elezioni? Insomma, i cittadini hanno voluto dare un segnale forte al governo, non le pare?"
"Un segnale? Beh, certo non è andata bene."
"Può dirlo forte, avete perso in quasi tutti i comuni e le province dove si è votato"
"Perso! Perso, mi sembra esagerato. I nostri candidati non sono stati eletti, ecco tutto"
"Eh, appunto"
"Comunque la colpa non è nostra, ma dei nostri alleati"
"Anche loro hanno detto lo stesso"
"Beh, ognuno è libero di dire quello che crede".
"Quindi prevede una crisi per questo governo?"
"Una crisi? E perchè mai? Il governo andrà avanti tranquillamente"
"Come commenta la perdita di comuni storicamente associati al vostro partito?"
"Non ci sono dati certi sul punto"
"Ma veramente..."
"Scusi se la interrompo, ma voglio dire ... In realtà, il dato più significativo che emerge da queste ultime elezioni è un altro: la controparte non ha vinto".

venerdì 27 maggio 2011

é notte alta e sono sveglia

Vado a letto sempre presto.
Cioè, alle 11. Prima, con tutto quello che c'è da fare, è impossibile.
Dunque, le 11 è presto.
Prima di dormire leggo un po'. é forse il momento migliore di tutta la giornata, ma dura poco.
Dieci minuti, un quarto d'ora, al massimo. Poi crollo.
O meglio.
Certe notti, mi abbandono al sonno e resto immobile e beatamente addormentata fino a mattina. Notti molto rare, a dire il vero.
Le altre, la maggior parte, mi addormento e mi desto, continuamente.
Non è che sia tutta colpa della pupa, per carità. é vero che ormai ci vuole più di un'ora per convincerla a dormire e che quando è l'ora della nanna se ne esce con frasi tipo "io non voglio mai più dormire, per sempre". E di fronte alle rimostranze genitoriali, replica con un ormai consueto "e allora lo sai che faccio? io adesso prendo la macchina e vado via e non torno mai più in questa casa, Ecco!". E a quel punto, è ovvio, io sono ormai in preda ad un panico sconvolgente, al sol pensiero di quello che farà a 6 anni, per non dire dopo.
In verità, le ragioni delle mie veglie notturne sono molteplici.
Ieri, per fare un esempio, mi stavo appisolando beatamente quando è suonato il maledetto androide.
L'androide mi dicono essere un apparecchio molto intelligente. Sarà. Si vede che il mio è nato "diverso", perchè è talmente stupido che se lo spengo, la mattina non è capace di svegliarsi da solo e far suonare la sveglia. Dunque, sono costretta a tenerlo acceso tutta la notte. E tuttavia, dirò che questa mancanza dell'androide, fino ad oggi, non è stata un grosso problema. A parte il folle zio 'iele che mi mandò un messaggio alle 4 di mattina, gli altri sono tutti pienamente consapevoli del mio stile di vita. Sanno tutti, cioè, che dopo le nove di sera arrivo a mala pena a toccarmi la punta del naso con le dita e riesco sì e no a mettere insieme concetti elementari come lavarsi i danti, ficcarsi nel letto, spegnere la luce.
Tutti, tranne le zelanti stagiste dello studio.
Le zelanti stagiste sono giovani ragazze dall'aria sempre riposata e la vita piena di interessi. Tizie che alle 11.45 p.m. sono ancora in piena attività e che pensano bene di sollecitare, proprio a quell'ora, la tua presenza in ufficio per un tale giorno ad una tale ora (e cioè esattamente quando tu sai che non sarai presente), sottolineando che sei stata assente per un giorno intero e che loro, invece, erano lì, presenti, sull'attenti, pronte.
Ho letto il messaggio, vista l'ora, e meditando atroci e sanguinolente vendette, mi sono addormentata felice.
é durata poco.
All'una e quarantacinque ho iniziato a sentire dei lamenti. Nessun richiamo belluino. Nessun piedino zompettante sino al lettone. Solo lamenti sommessi.
Per una madre, l'equivalente di una tortura cinese. Ho finto indifferenza per quanto, cinque minuti?
Poi, mi sono trascinata nella stanzetta della pupa. Era lì che si contorceva nel letto, continuando la cantilena lamentosa. Uno spettacolo che avrebbe fatto uscire matta anche Maria Montessori, seduta stante.
Io non sono Maria Montessori. Non sono paziente, non sono votata al sacrificio, non sono mite, nemmeno alle 10 del mattino, figuriamoci all'una di notte e di fronte a lamenti fatti apposta per tramutare la madre ordinaria in Medea. Sono stata brusca e sbrigativa nel chiedere cosa avesse.
La pupa per tutta risposta ha cominciato ad urlare come un ossesso, dichiarando che lei avrebbe parlato solo con il padre, che avrebbe dato retta solo al padre, che non mi voleva più vedere in tutta la sua vita.
Senonché, l'orco alle due di notte non è ancora rientrato dal lavoro che svolge giù alla distilleria di succo di vite degli orchi. Ho raccolto tutta la pazienza che il senso di colpa è stato capace di regalarmi e ho preparato una camomilla alla pupa.
Infine, l'orco è arrivato.
A quel punto, però - è chiaro - ero in preda alla colpevolizzazione totale e non volevo mollare la pupa per niente al mondo. Per tacere del fatto che dichiararsi sconfitte dall'orco... giammai!
Alla fine, ho condotto la piccola peste nel lettone. Lei si è sistamata al centro, un po' più vicina a lui che a me e, dopo qualche momento, ha infin ceduto.
Lui aveva già ceduto da un pezzo.
Io, fra le angosce da madre degenerata, lo spazio risicato a me rimasto, il mal di pancia  sopravvenuto, ero sveglia e vigile.
Dopo un'ora e più ho mollato anche io. Mi sono alzata e mi son presa un momento per osservali: dormivano nella stassa identica posizione, con un braccio sopra la testa e uno lungo il fianco, le gambe divaricate, la bocca aperta e russavano come due cinghiali della steppa.
La domanda in me è nata spontanea: "ma che ci faccio io qui?" (io che quando dormo resto immobile per ore, al punto da non riuscire nemmeno a sgualcire le lenzuola?).
Ho optato per la migrazione notturna del genitore solitario e me ne sono andata a dormire nel letto di salvataggio.
Ho fatto una tirata per quel che restava della notte, avvinghiata ad una miciona calda e morbida.
Tutto considerato, non è poi così male essere il genitore di serie B. Credo che mi ci potrei abituare.