martedì 8 marzo 2011
Il carnevale della pupa
Oggi è martedì grasso.
All'asilo hanno organizzato una grande festa.
Sono tre settimane che ci stiamo preparando all'avvenimento.
A dirla tutta, il vestito io l'avevo già comprato prima di Natale (poi non mi si dica che non sono ben organizzata e previdente!).
Non si tratta di una maschera carnevalesca, ma di un vestito rosso a pois neri, con molte balze.
Un abitino un po' trash, che ho trovato in un grande magazzino. Una cosina simpatica che io volevo metterle a capodanno.
La nonna però mi ha gentilmente fatto notare ("ma che è 'sta schifezza immonda?") che il vestitino era un po' burino, niente a che vedere con quelli messi a disposizione da lei in stile Audrey Hepburn.
Sicché, il vestito giaceva inutilizzato nell'armadio, quando le maestre mi hanno dato la grande notizia: "l'8 marzo i bambini devono venire mascherati, è martedì grasso".
Erano più di due anni che aspettavo questo momento.
L'anno scorso il carnevale è passato in sordina. Se sei un marmocchio di poco più di un anno, tolleri a mal pena di circolare coperto da comode tutone e non vai all'asilo, il carnevale lo puoi anche saltare.
Quest'anno, al contrario, è l'evento mondano più importante della stagione.
Ebbene, sono tre settimane che elaboriamo una maschera.
Per poter scegliere con cognizione di causa, ci sono state messe a disposizione:
- un paio di corna da diavoletto, con coda e forcone
- un paio di orecchie da coniglio, con codino e cravattino
- un paio di ali da fatina, con bacchetta
- una corona da principessa con scettro e collana
- un paio di orecchie da topo, con codino nero.
Io ho subito votato per il diavoletto, così avrei potuto indossare le corna del concerto degli Ac/Dc e accompagnare la pupa adeguamente conciata.
La pupa, però, quando le indossava subita una pericolosa trasformazione. Probabilmente, applicava il metodo Stanislasky, perché diventava un vero demonio.
Appena infilate le corna, cominciava a correre come una posseduta per la casa, urlando "sono un diavoletto, sono un diavoletto", e, brandendo il forcone come un'arma, tentava di infilzare tutti i sederi che le capitavano a tiro.
Cestinate le corna da satanasso, abbiamo provato il resto dell'armamentario.
Con le orecchie da coniglio sembrava una di playboy.
Troppo piccola.
Con le ali da fata, era scomodissimo muoversi. E poi, diciamo la verità, le ali da fata e il tutu stanno molto meglio all'Orco.
La corona da principessa cadeva continuamente. Fra l'altro, la pupa ha uno spirito proletario e, per il momento, delle principesse se ne infischia.
Alla fine, abbiamo optato per Minnie.
Del resto, la pupa l'adora.
Questa mattina si è alzata squittendo e cantando: "io non sono la pupa, io sono minnie".
Abbiamo fatto colazione con lei che si proclamava Popina, Popetta, Popolina, Popona.
Poi, ci siamo preparate. Lavate, vestite e truccate.
Le ho fatto le guance rosa. Le ho messo un rossetto rosso, strabordando volutamente (e non). E poi, con il mio prezioso Kajal, le ho disegnato un nasino nero, i baffi e lunghe ciglia.
Era meravigliosa.
Peccato che il trucco sia durato lo spazio di strapparle una foto con il cellulare.
Poi, ha cominciato a stropicciarsi tutta la faccia, diventanto una maschera di colori. Più che minnie sembrava rocky balboa a fine incontro.
Prima di entrare all'asilo, mi ha anche detto, sempre grattandosi: "mamma a me prudono gli occhi. Tu Bobbona!"
"ma se ti ho truccato solo SOPRA gli occhi e con la matita naturale? e poi che significa Bobbona?" ho chiesto.
"Significa che tu ha truccato male me!"
All'asilo hanno organizzato una grande festa.
Sono tre settimane che ci stiamo preparando all'avvenimento.
A dirla tutta, il vestito io l'avevo già comprato prima di Natale (poi non mi si dica che non sono ben organizzata e previdente!).
Non si tratta di una maschera carnevalesca, ma di un vestito rosso a pois neri, con molte balze.
Un abitino un po' trash, che ho trovato in un grande magazzino. Una cosina simpatica che io volevo metterle a capodanno.
La nonna però mi ha gentilmente fatto notare ("ma che è 'sta schifezza immonda?") che il vestitino era un po' burino, niente a che vedere con quelli messi a disposizione da lei in stile Audrey Hepburn.
Sicché, il vestito giaceva inutilizzato nell'armadio, quando le maestre mi hanno dato la grande notizia: "l'8 marzo i bambini devono venire mascherati, è martedì grasso".
Erano più di due anni che aspettavo questo momento.
L'anno scorso il carnevale è passato in sordina. Se sei un marmocchio di poco più di un anno, tolleri a mal pena di circolare coperto da comode tutone e non vai all'asilo, il carnevale lo puoi anche saltare.
Quest'anno, al contrario, è l'evento mondano più importante della stagione.
Ebbene, sono tre settimane che elaboriamo una maschera.
Per poter scegliere con cognizione di causa, ci sono state messe a disposizione:
- un paio di corna da diavoletto, con coda e forcone
- un paio di orecchie da coniglio, con codino e cravattino
- un paio di ali da fatina, con bacchetta
- una corona da principessa con scettro e collana
- un paio di orecchie da topo, con codino nero.
Io ho subito votato per il diavoletto, così avrei potuto indossare le corna del concerto degli Ac/Dc e accompagnare la pupa adeguamente conciata.
La pupa, però, quando le indossava subita una pericolosa trasformazione. Probabilmente, applicava il metodo Stanislasky, perché diventava un vero demonio.
Appena infilate le corna, cominciava a correre come una posseduta per la casa, urlando "sono un diavoletto, sono un diavoletto", e, brandendo il forcone come un'arma, tentava di infilzare tutti i sederi che le capitavano a tiro.
Cestinate le corna da satanasso, abbiamo provato il resto dell'armamentario.
Con le orecchie da coniglio sembrava una di playboy.
Troppo piccola.
Con le ali da fata, era scomodissimo muoversi. E poi, diciamo la verità, le ali da fata e il tutu stanno molto meglio all'Orco.
La corona da principessa cadeva continuamente. Fra l'altro, la pupa ha uno spirito proletario e, per il momento, delle principesse se ne infischia.
Alla fine, abbiamo optato per Minnie.
Del resto, la pupa l'adora.
Questa mattina si è alzata squittendo e cantando: "io non sono la pupa, io sono minnie".
Abbiamo fatto colazione con lei che si proclamava Popina, Popetta, Popolina, Popona.
Poi, ci siamo preparate. Lavate, vestite e truccate.
Le ho fatto le guance rosa. Le ho messo un rossetto rosso, strabordando volutamente (e non). E poi, con il mio prezioso Kajal, le ho disegnato un nasino nero, i baffi e lunghe ciglia.
Era meravigliosa.
Peccato che il trucco sia durato lo spazio di strapparle una foto con il cellulare.
Poi, ha cominciato a stropicciarsi tutta la faccia, diventanto una maschera di colori. Più che minnie sembrava rocky balboa a fine incontro.
Prima di entrare all'asilo, mi ha anche detto, sempre grattandosi: "mamma a me prudono gli occhi. Tu Bobbona!"
"ma se ti ho truccato solo SOPRA gli occhi e con la matita naturale? e poi che significa Bobbona?" ho chiesto.
"Significa che tu ha truccato male me!"
lunedì 7 marzo 2011
Un tempismo perfetto
I bambini sono dotati di un orologio interno perfettamente sincronizzato alle mamme.
Quelli che sono bravi a dormire, quelli ai quali insomma è stato applicato il "metodo" (quello del famoso libro), vanno a letto e si addormentano da soli (degli altri racconterò in un post che titolerà "the night horror show").
Sono circa le otto e trenta (il libro dice che quella è l'ora giusta per far assopire i pupi).
Le mamme e i papà guadagnano così quasi tre ore di libertà, silenzio e solitudine.
Tre ore accolte come la manna dal cielo. La prova che Dio esiste (e, forse, è una mamma).
Verso le 23, nonostante il riposo serale, le mamme hanno comunque l'aspetto di un budino.
è il momento di trascinarsi sino al letto.
Giunte al talamo inerte, qualcuna crolla morente, altre, come la sottoscritta, hanno ancora le forze per concedersi dieci minuti di lettura.
In breve, però, arriva per tutte il momento di spegnere la luce.
Nel buio, a seconda del grado di stanchezza, (i gradi di stanchezza sono così suddivisi: molto stanche, esauste, in stato comatoso, moribonde, finite. Per le mamme non esiste nulla prima del molto stanche. Si svegliano in quello stato la mattina e - solo se molto fortunate - ci vanno a dormire la sera.), le mamme impiegano dai 10 secondi ai 5 minuti per addormentarsi. Ma cadono in uno stato catalettico quasi subito, avvolte dalla sensazione di essere state fagocitate dal materasso.
Quale che sia il tempo impiegato per passare dalla catalessi al sonno pesante, esattamente un nano secondo prima del definitivo abbandono alle braccia di Morfeo, scatta il richiamo bambinesco.
Muti sino ad un attimo prima, beati e paciosi fra le loro coperte, non appena la mamma chiude gli occhi, quelli la richiamano prontamente e furiosamente all'ordine.
Il risveglio non è mai delicato. Non si comincia mai con mugugni o agitamenti di lenzuola. Si parte invece immediatamente con un boato spaventoso, un urlo belluino che lacera i timpani : "UAAAAAAEEEEEEEHHHH"
Seguito, repentinamente, da un "MAAAMMMMA BUUUUUUU".
L'evento si ripete più volte nel corso della notte. Le più fortunate riescono a sperimentarlo anche durante il giorno.
La mamma si è svegliata per un qualsiasi motivo alle tre di notte? Sta proprio per tornare a sognare il suo ingresso in casa Di Caprio, quando il silenzio della notte è squarciato da un tremendo ululato.
Alla mamma è stato concesso un momento di libertà? I Pupi sono stati presi in consegna da nonni, zii, zingari di passaggio? La mamma ha già sistemato tutta la casa, preparato la cena, messo su dieci lavatrici? Si è infine accasciata sul divano come un souffle sgonfio e sta lasciando precipitare le pesanti palpebre?
Ed ecco il citofono strombazzare ferocemente "DRIIIIIIIIIIN".
I Pupi sono rientrati.
Mi chiedo se questo perfetto tempismo bambinesco sia quel legame speciale che dicono esista fra mamme e bambini.
Si tratta forse di quell'empatia che si sviluppa dentro la pancia, si coltiva con l'allattamento, cresce insieme a noi?
Quella sensazione unica e inspiegabile che un uomo non potrà mai capire?
Questa mattina, dopo una notte costellata di decine di urla e conseguenti levatacce, ho avuto un chiaro segnale in tal senso.
"buongiorno" ha detto l'orco quando io e la pupa eravamo ormai sulla porta di casa, lavate, mangiate e vestite di tutto punto. Mi ha guardata con aria complice e ha aggiunto:
"stanotte abbiamo dormito proprio bene, eh?"
Quelli che sono bravi a dormire, quelli ai quali insomma è stato applicato il "metodo" (quello del famoso libro), vanno a letto e si addormentano da soli (degli altri racconterò in un post che titolerà "the night horror show").
Sono circa le otto e trenta (il libro dice che quella è l'ora giusta per far assopire i pupi).
Le mamme e i papà guadagnano così quasi tre ore di libertà, silenzio e solitudine.
Tre ore accolte come la manna dal cielo. La prova che Dio esiste (e, forse, è una mamma).
Verso le 23, nonostante il riposo serale, le mamme hanno comunque l'aspetto di un budino.
è il momento di trascinarsi sino al letto.
Giunte al talamo inerte, qualcuna crolla morente, altre, come la sottoscritta, hanno ancora le forze per concedersi dieci minuti di lettura.
In breve, però, arriva per tutte il momento di spegnere la luce.
Nel buio, a seconda del grado di stanchezza, (i gradi di stanchezza sono così suddivisi: molto stanche, esauste, in stato comatoso, moribonde, finite. Per le mamme non esiste nulla prima del molto stanche. Si svegliano in quello stato la mattina e - solo se molto fortunate - ci vanno a dormire la sera.), le mamme impiegano dai 10 secondi ai 5 minuti per addormentarsi. Ma cadono in uno stato catalettico quasi subito, avvolte dalla sensazione di essere state fagocitate dal materasso.
Quale che sia il tempo impiegato per passare dalla catalessi al sonno pesante, esattamente un nano secondo prima del definitivo abbandono alle braccia di Morfeo, scatta il richiamo bambinesco.
Muti sino ad un attimo prima, beati e paciosi fra le loro coperte, non appena la mamma chiude gli occhi, quelli la richiamano prontamente e furiosamente all'ordine.
Il risveglio non è mai delicato. Non si comincia mai con mugugni o agitamenti di lenzuola. Si parte invece immediatamente con un boato spaventoso, un urlo belluino che lacera i timpani : "UAAAAAAEEEEEEEHHHH"
Seguito, repentinamente, da un "MAAAMMMMA BUUUUUUU".
L'evento si ripete più volte nel corso della notte. Le più fortunate riescono a sperimentarlo anche durante il giorno.
La mamma si è svegliata per un qualsiasi motivo alle tre di notte? Sta proprio per tornare a sognare il suo ingresso in casa Di Caprio, quando il silenzio della notte è squarciato da un tremendo ululato.
Alla mamma è stato concesso un momento di libertà? I Pupi sono stati presi in consegna da nonni, zii, zingari di passaggio? La mamma ha già sistemato tutta la casa, preparato la cena, messo su dieci lavatrici? Si è infine accasciata sul divano come un souffle sgonfio e sta lasciando precipitare le pesanti palpebre?
Ed ecco il citofono strombazzare ferocemente "DRIIIIIIIIIIN".
I Pupi sono rientrati.
Mi chiedo se questo perfetto tempismo bambinesco sia quel legame speciale che dicono esista fra mamme e bambini.
Si tratta forse di quell'empatia che si sviluppa dentro la pancia, si coltiva con l'allattamento, cresce insieme a noi?
Quella sensazione unica e inspiegabile che un uomo non potrà mai capire?
Questa mattina, dopo una notte costellata di decine di urla e conseguenti levatacce, ho avuto un chiaro segnale in tal senso.
"buongiorno" ha detto l'orco quando io e la pupa eravamo ormai sulla porta di casa, lavate, mangiate e vestite di tutto punto. Mi ha guardata con aria complice e ha aggiunto:
"stanotte abbiamo dormito proprio bene, eh?"
venerdì 4 marzo 2011
Lezioni di vita
1. La nascita
Da quando le gravide ci hanno fatto visita, la pupa è in preda ad un' incontenibile eccitazione da apprendimento ostetrico.
La casa sembra diventata un reparto di maternità.
I suoi album da disegno sono pieni di figure munite di grandi pance con dentro piccoli scarabocchi dalle fattezze umane.
Dice a tutti quelli che incontra "alla zia cresce un bimbo nella pancia", mentre osserva furtiva se c'è qualche altra grossa pancia in giro.
Ieri, si è infilata pisolino sotto il pigiama e mi ha detto "adesso lui cresce e poi esce". Dopo un po' l'ha tirato fuori. Che delusione vedere che era rimasto uguale!
C'ha riprovato, ma niente! Allora ha provato con i cari vecchi metodi: gli ha spalmato sulla faccia un po' di pennette al pomodoro.
2. I rapporti sociali.
Dicono le maestre che la pupa sia molto popolare.
Popolare, hanno usato proprio questo termine, suscitando il mio ribrezzo.
Poi, per fortuna, hanno aggiunto "non è che sia simpatica; anzi, tratta male quasi tutti, ma gli altri bambini la cercano sempre e, se manca, chiedono subito di lei".
Ho capito, in pratica, in italiano, Popular si traduce "bullo".
3. L'unione.
A due anni compiuti, la pupa ha capito che era giunto il momento di sfruttare la propria popolarità.
Ha scelto il più popolare della scuola, I., e ci si è fidanzata.
Si sono scambiati dei cuori disegnati, qualche bacio e parecchi microbi, e hanno suggellato il loro amore.
4. La rottura
Il guaio a scegliere quello più popolare della scuola è che non ti puoi distrarre un momento.
E così, al ritorno da un periodo di malattia, la pupa ha scoperto che il suo fidanzato aveva ben due concubine.
"sono tutte innamorate di lui" mi hanno confidato le maestre.
La sera, ho indagato con la pupa: "come va col fidanzato?"
"mmm, lui bacia R." ha risposto tristemente.
"ma perchè allora tu non baci G.?" ho replicato io, ricorrendo al mio proverbiale senso pratico (morto un papa, ne troviamo rapidamente un altro).
"ma a me non piace G. A me mi piace I.!" mi ha risposto candidamente, sempre più depressa.
Ho deciso che è ancora troppo piccola per distruggere le sue illusioni romantiche, confidandole la conclusione cui sono giunte milioni di donne, e cioè che se il fidanzato ti molla devi correre a ringraziare la madonna e stappare una bottiglia di champagne.
Così, l'ho distratta con un libro.
5. La vecchaia
"Papà, ma dove sono i tuoi capelli?"
"sono caduti"
"caduti?? e perchè?"
"perchè sono stato sfortunato"
"no, io dico che è perchè sei vecchio"
"Mamma, ho male alla gamba"
"come mai, amore? hai sbattuto?"
"no, sono vecchia! i vecchi hanno male alle gambe"
"mmm, boh, sì anche, Ma tu sei grande, non sei vecchia"
"papààà, tu hai male alla gamba?"
Da quando le gravide ci hanno fatto visita, la pupa è in preda ad un' incontenibile eccitazione da apprendimento ostetrico.
La casa sembra diventata un reparto di maternità.
I suoi album da disegno sono pieni di figure munite di grandi pance con dentro piccoli scarabocchi dalle fattezze umane.
Dice a tutti quelli che incontra "alla zia cresce un bimbo nella pancia", mentre osserva furtiva se c'è qualche altra grossa pancia in giro.
Ieri, si è infilata pisolino sotto il pigiama e mi ha detto "adesso lui cresce e poi esce". Dopo un po' l'ha tirato fuori. Che delusione vedere che era rimasto uguale!
C'ha riprovato, ma niente! Allora ha provato con i cari vecchi metodi: gli ha spalmato sulla faccia un po' di pennette al pomodoro.
2. I rapporti sociali.
Dicono le maestre che la pupa sia molto popolare.
Popolare, hanno usato proprio questo termine, suscitando il mio ribrezzo.
Poi, per fortuna, hanno aggiunto "non è che sia simpatica; anzi, tratta male quasi tutti, ma gli altri bambini la cercano sempre e, se manca, chiedono subito di lei".
Ho capito, in pratica, in italiano, Popular si traduce "bullo".
3. L'unione.
A due anni compiuti, la pupa ha capito che era giunto il momento di sfruttare la propria popolarità.
Ha scelto il più popolare della scuola, I., e ci si è fidanzata.
Si sono scambiati dei cuori disegnati, qualche bacio e parecchi microbi, e hanno suggellato il loro amore.
4. La rottura
Il guaio a scegliere quello più popolare della scuola è che non ti puoi distrarre un momento.
E così, al ritorno da un periodo di malattia, la pupa ha scoperto che il suo fidanzato aveva ben due concubine.
"sono tutte innamorate di lui" mi hanno confidato le maestre.
La sera, ho indagato con la pupa: "come va col fidanzato?"
"mmm, lui bacia R." ha risposto tristemente.
"ma perchè allora tu non baci G.?" ho replicato io, ricorrendo al mio proverbiale senso pratico (morto un papa, ne troviamo rapidamente un altro).
"ma a me non piace G. A me mi piace I.!" mi ha risposto candidamente, sempre più depressa.
Ho deciso che è ancora troppo piccola per distruggere le sue illusioni romantiche, confidandole la conclusione cui sono giunte milioni di donne, e cioè che se il fidanzato ti molla devi correre a ringraziare la madonna e stappare una bottiglia di champagne.
Così, l'ho distratta con un libro.
5. La vecchaia
"Papà, ma dove sono i tuoi capelli?"
"sono caduti"
"caduti?? e perchè?"
"perchè sono stato sfortunato"
"no, io dico che è perchè sei vecchio"
"Mamma, ho male alla gamba"
"come mai, amore? hai sbattuto?"
"no, sono vecchia! i vecchi hanno male alle gambe"
"mmm, boh, sì anche, Ma tu sei grande, non sei vecchia"
"papààà, tu hai male alla gamba?"
giovedì 3 marzo 2011
La pagella
Ieri, ho avuto il primo colloquio genitori insegnanti della mia vita.
Credevo si trattasse un incontro molto informale, per riferire a genitori in ansia che i loro pupi sono, più o meno, normali.
E invece, la riunione è durata più di un'ora e, al termine, mi hanno consegnato una pagella.
Ho così capito per quale ragione tutti i genitori che hanno avuto i colloqui i giorni passati, da me incrociati mentre mi recavo all'incontro, mi abbiano preso in giro:
"aha, adesso vediamo quanto ha preso la pupa in ginnastica, eh?"
"ah sei qui per la pagella!Vedrai che roba!".
Ebbene sì.
La pagella è un documento di circa otto pagine, scritte in un fitto e formale inglese per me quasi incomprensibile, arricchito da voti e brevi valutazioni degli insegnanti.
Ho così scoperto che al nido di mia figlia si insegnano ben otto materie.
Se qualcuno pensava che il nido fosse un posto dove parcheggiare i pupi da 0 a tre anni, giusto per farli dormire, mangiare e giocare, devo immediatamente redarguirlo.
Il nido è una cosa seria.
Dalla pupa si praticano i seguenti insegnamenti.
Prima di tutto, lingua, anzi lingue, italiano ed inglese, con tanto di annessa letteratura.
Da gennaio, hanno cominciato la matematica; ci sono, poi, le scienze naturali, l'arte, le scienze motorie (gros e fine, così dice la pagella. In pratica, se ho ben capito, con gros si intende qualcosa tipo "è un teppista, corre a destra e sinistra, si arrampica come un folle e salta come un uragano", con "fine" qualcosa tipo "sa tenere in mano una matita e una forchetta, ogni tanto si siede per svolgere queste attività"), nonché il laboratorio di cucina, la musica, e i diritti umani.
I voti sono espressi in stelle. La stella piccola e malconcia equivale ad un sufficiente (per lo meno, hanno avuto la pietà, verso noi genitori, di non scendere sotto la sufficienza); la stella media è un discreto; la stella grande, molto buono; la stella grandissima sta per eccellente.
La pupa ha molte stelle grandi e grandissime.
In musica, però, ha la stellina, l'equivalente di una chiavica. Il commento delle maestre, liberamente tradotto dall'inglese, è "si rompe a cantare, non gliene frega niente di suonare uno strumento e comunque è stonata come una campana".
Con le lingue, invece, è brava, specie in italiano, ma sta imparando molto anche in inglese, assicurano le maestre (e, in effetti, si aggira spesso per la casa chiedendo "dov'è il pennarello GREEN chiaro?").
Il giudizio è buono anche per la matematica: sa contare fino a dieci in italiano e in inglese e riconosce i simboli fino al tre. Praticamente, è pronta per iscriversi ad ingegneria quantistica!
Le scienze naturali le interessano. Infatti, spiegano le maestre, gira per il giardino alla ricerca di foglie e rincorre le galline fino a che non le mollano almeno un paio di uova (le pollastre erano tenute all'asilo per insegnare ai bambini le scienze naturali, ora, però, per il loro benessere, sono state portate in campagna).
In cucina se la cava, sa usare tutti gli utensili da sola, in particolare, i cucchiai con i quali lecca le cuccumelle con gli impasti crudi delle torte (anche cuccumella è libera traduzione dall'inglese).
Una materia in cui davvero eccelle è la ginnastica (altrimenti detta, scienze motorie). Si lascia coinvolgere nei giochi dei grandi e non ha timore di nulla. In sostanza, è stata recuperata più volte appesa a testa in giù sulla scala dello scivolo o in piedi sui rami degli alberi.
Pare poi che faccia comunella con una bimba che ha il doppio della sua età e del suo peso e che la usa come una specie di palla mascotte, lanciandola a destra e sinistra, con piena soddisfazione di entrambe.
Purtroppo, invece, è scarsa in diritti umani. L'asilo tenta di insegnare la dichiarazione dei diritti umani ai bambini. In particolare, per questo tramite, cercano di trasmettere loro l'amore e il rispetto per il prossimo. Una iniziativa lodevole. Peccato che con mia figlia non abbiano trovato terreno fertile.
La pupa conosce due soli verbi, imperativo e indicativo presente. Ma il preferito è di gran lunga l'imperativo.
Se chiede per favore o please è perchè sotto minaccia, altrimenti si limita ad urlare come un ossesso: "Voglio acqua, acqua, acqua!!!" "Water, water, water" se alle sue richieste non segue una reazione immediata, riprende urlando più forte "ho detto acqua!!!!".
Condivide i giochi con gli altri bambini e non è aggressiva, tuttavia si rifiuta di rimettere in ordine dopo aver giocato e se le maestre tentano di coinvolgerla risponde loro quello che io mi sento dire da quasi un anno "no, io non metto a posto, metti a posto tu!" (di fronte alle mie insistenze, chiama la tata e ti dice "deve mettere a posto lei!". A dire il vero, su questo punto, non è che avrebbe proprio torto...).
In arte, invece, per fortuna, è bravissima. Dipinge benissimo e ovunque (tanto che hanno dovuto tappezzare i muri per impedirle di "decorare" l'intero asilo).
Ho così potuto raccontare alle maestre del bellissimo ritratto che mi ha fatto.
"era una palla proprio bella rotonda, è riuscita a fare anche la frangetta e gli occhi e la bocca" ho spiegato.
"ma è straordinario per una bambina di due anni"
"beh sì, infatti ne sono stata felicissima. E ancora non vi ho detto la cosa più bella: sotto la bocca mi ha fatto due pallini, le ho chiesto cosa fossero e lei mi ha detto "sono le tette di mamma"!"
E mentre le maestre avevano le lacrime dal gran ridere, mi è venuto un sospetto: non mi vedranno mica come una palla di lardo con le tette?
P.S.
Oggi sono profondamente avvilita, perchè il magnifico ritratto di cui sopra è andato perso. Ho voluto scrivere questo post, proprio perchè ne rimanesse una qualche traccia.
Stasere tenterò di farmene fare un altro, ma non sarà mai la stessa cosa.
P.S.s.
Ringrazio di cuore le straordinarie e dolcissime maestre della pupa. Preparate, affettuose, disponibili, belle e simpatiche. Non potevo desiderare di meglio come prima esperienza scolastica.
Credevo si trattasse un incontro molto informale, per riferire a genitori in ansia che i loro pupi sono, più o meno, normali.
E invece, la riunione è durata più di un'ora e, al termine, mi hanno consegnato una pagella.
Ho così capito per quale ragione tutti i genitori che hanno avuto i colloqui i giorni passati, da me incrociati mentre mi recavo all'incontro, mi abbiano preso in giro:
"aha, adesso vediamo quanto ha preso la pupa in ginnastica, eh?"
"ah sei qui per la pagella!Vedrai che roba!".
Ebbene sì.
La pagella è un documento di circa otto pagine, scritte in un fitto e formale inglese per me quasi incomprensibile, arricchito da voti e brevi valutazioni degli insegnanti.
Ho così scoperto che al nido di mia figlia si insegnano ben otto materie.
Se qualcuno pensava che il nido fosse un posto dove parcheggiare i pupi da 0 a tre anni, giusto per farli dormire, mangiare e giocare, devo immediatamente redarguirlo.
Il nido è una cosa seria.
Dalla pupa si praticano i seguenti insegnamenti.
Prima di tutto, lingua, anzi lingue, italiano ed inglese, con tanto di annessa letteratura.
Da gennaio, hanno cominciato la matematica; ci sono, poi, le scienze naturali, l'arte, le scienze motorie (gros e fine, così dice la pagella. In pratica, se ho ben capito, con gros si intende qualcosa tipo "è un teppista, corre a destra e sinistra, si arrampica come un folle e salta come un uragano", con "fine" qualcosa tipo "sa tenere in mano una matita e una forchetta, ogni tanto si siede per svolgere queste attività"), nonché il laboratorio di cucina, la musica, e i diritti umani.
I voti sono espressi in stelle. La stella piccola e malconcia equivale ad un sufficiente (per lo meno, hanno avuto la pietà, verso noi genitori, di non scendere sotto la sufficienza); la stella media è un discreto; la stella grande, molto buono; la stella grandissima sta per eccellente.
La pupa ha molte stelle grandi e grandissime.
In musica, però, ha la stellina, l'equivalente di una chiavica. Il commento delle maestre, liberamente tradotto dall'inglese, è "si rompe a cantare, non gliene frega niente di suonare uno strumento e comunque è stonata come una campana".
Con le lingue, invece, è brava, specie in italiano, ma sta imparando molto anche in inglese, assicurano le maestre (e, in effetti, si aggira spesso per la casa chiedendo "dov'è il pennarello GREEN chiaro?").
Il giudizio è buono anche per la matematica: sa contare fino a dieci in italiano e in inglese e riconosce i simboli fino al tre. Praticamente, è pronta per iscriversi ad ingegneria quantistica!
Le scienze naturali le interessano. Infatti, spiegano le maestre, gira per il giardino alla ricerca di foglie e rincorre le galline fino a che non le mollano almeno un paio di uova (le pollastre erano tenute all'asilo per insegnare ai bambini le scienze naturali, ora, però, per il loro benessere, sono state portate in campagna).
In cucina se la cava, sa usare tutti gli utensili da sola, in particolare, i cucchiai con i quali lecca le cuccumelle con gli impasti crudi delle torte (anche cuccumella è libera traduzione dall'inglese).
Una materia in cui davvero eccelle è la ginnastica (altrimenti detta, scienze motorie). Si lascia coinvolgere nei giochi dei grandi e non ha timore di nulla. In sostanza, è stata recuperata più volte appesa a testa in giù sulla scala dello scivolo o in piedi sui rami degli alberi.
Pare poi che faccia comunella con una bimba che ha il doppio della sua età e del suo peso e che la usa come una specie di palla mascotte, lanciandola a destra e sinistra, con piena soddisfazione di entrambe.
Purtroppo, invece, è scarsa in diritti umani. L'asilo tenta di insegnare la dichiarazione dei diritti umani ai bambini. In particolare, per questo tramite, cercano di trasmettere loro l'amore e il rispetto per il prossimo. Una iniziativa lodevole. Peccato che con mia figlia non abbiano trovato terreno fertile.
La pupa conosce due soli verbi, imperativo e indicativo presente. Ma il preferito è di gran lunga l'imperativo.
Se chiede per favore o please è perchè sotto minaccia, altrimenti si limita ad urlare come un ossesso: "Voglio acqua, acqua, acqua!!!" "Water, water, water" se alle sue richieste non segue una reazione immediata, riprende urlando più forte "ho detto acqua!!!!".
Condivide i giochi con gli altri bambini e non è aggressiva, tuttavia si rifiuta di rimettere in ordine dopo aver giocato e se le maestre tentano di coinvolgerla risponde loro quello che io mi sento dire da quasi un anno "no, io non metto a posto, metti a posto tu!" (di fronte alle mie insistenze, chiama la tata e ti dice "deve mettere a posto lei!". A dire il vero, su questo punto, non è che avrebbe proprio torto...).
In arte, invece, per fortuna, è bravissima. Dipinge benissimo e ovunque (tanto che hanno dovuto tappezzare i muri per impedirle di "decorare" l'intero asilo).
Ho così potuto raccontare alle maestre del bellissimo ritratto che mi ha fatto.
"era una palla proprio bella rotonda, è riuscita a fare anche la frangetta e gli occhi e la bocca" ho spiegato.
"ma è straordinario per una bambina di due anni"
"beh sì, infatti ne sono stata felicissima. E ancora non vi ho detto la cosa più bella: sotto la bocca mi ha fatto due pallini, le ho chiesto cosa fossero e lei mi ha detto "sono le tette di mamma"!"
E mentre le maestre avevano le lacrime dal gran ridere, mi è venuto un sospetto: non mi vedranno mica come una palla di lardo con le tette?
P.S.
Oggi sono profondamente avvilita, perchè il magnifico ritratto di cui sopra è andato perso. Ho voluto scrivere questo post, proprio perchè ne rimanesse una qualche traccia.
Stasere tenterò di farmene fare un altro, ma non sarà mai la stessa cosa.
P.S.s.
Ringrazio di cuore le straordinarie e dolcissime maestre della pupa. Preparate, affettuose, disponibili, belle e simpatiche. Non potevo desiderare di meglio come prima esperienza scolastica.
mercoledì 2 marzo 2011
Una serata tranquilla
Cosa desidera la mamma lavoratrice al termine della sua lunga giornata?
Una notte di passione con un bel fusto?
Una serata divertente con le amiche?
Andare a ballare con gli amici gay?
Non scherziamo, prego!
Ogni mamma lavoratrice che si rispetti -giunta faticosamente all'ora di cena, viva - desidera una cosa sola: andare a letto, possibilmente da sola, e dormire almeno 10 ore di fila.
Ovviamente, è un'utopia. Ma lasciateci almeno sognare.
Ecco, invece, quello che succede, tipicamente e consetuamente, alla mamma lavoratrice di rientro dal lavoro.
Esce dall'ufficio e piove. Anzi, no, diluvia. Goccioloni grossi come limoni.
La mamma non ha l'ombrello. Ha, però, una borsa grossa come la capanna dello zio Tom, una valigia con dentro un computer modello commodor 64 e il cestino nel quale si è portata il pranzo dietetico ed economico, per un totale di circa 50 chili.
Dopo un'attesa di circa 30 minuti sotto l'acqua scrosciante, la mamma sale sul tram.
Il tram è pieno di gente che spinge e che non mostra alcuna tolleranza per i fardelli che la mamma reca con sé.
Si aggira per il tram anche un mendicante ubriaco. Il poveretto non sta in piedi e precipita rovinosamente sopra la mamma. Fra i due non si sa chi faccia più fatica ad alzarsi. Lui, però, viene aiutato, la mamma no.
Lungo il tragitto, la mamma riceve due telefonate.
La prima è della tata: "signora ma che faccio io? sua figlia a casa non c'è!"
"lo so, è dalla nonna, ma starà per tornare. Magari intanto potrebbe, non so, sistemare la casa?" azzarda la mamma.
La seconda è della nonna "ciao, che fai?" "sono in tram" "ah ecco, allora magari potresti venire a recuperare la pupa? sai piove e io sono stanca".
La mamma raggiunge la macchina e si incalana nel traffico per andare a riprendersi la figlia.
La recupera e ripartono insieme alla volta di casa.
Proprio mentre stanno per scendere dall'auto scoppia un diluvio biblico. La mamma scarica prima tutti i suoi bagagli: borse, buste della spesa, zainetto della pupa, regalini della nonna, commodor 64, cestini del pranzo.
Poi, recupera la bambina. Intanto, stanno rientrando tutti i vicini di casa e la pupa organizza un piccolo teatrino, così su due piedi.
Ci sono tutti i suoi uomini preferiti, l'occasione è unica e lei sa che non può lasciarsela sfuggire.
Mentre quelli sono intenti a recitare ciascuno le proprie parti e la mamma si carica di tutti i bagagli, scoppia un tuono mostruoso. Un fulmine è praticamente caduto sulla testa della mamma e il tuono è stato veramente assordante. Mai sentita una cosa simile, prima. Gli adulti sono tutti attoniti e un po' spaventati.
La mamma corre, oddio la pupa sarà in preda al panico, pensa, ma quella, invece, canta e balla come se niente fosse.
Si approda finalmente al nido familiare.
Le nostre eroine entrano in casa e chiamano la gatta. Silenzio.
Organizzano una cena, guardano peppa pig e mangiano.
Della gatta nemmeno l'ombra.
In cucina, però, c'è cattivo odore. Odore di pipì di gatto.
"ma pecché mamma?" chiede la pupa.
"ha boh" replica la mamma.
Sul finire della cena, si sentono strani rumori provenire da sotto i mobili della cucina. Le due si sporgono a guardare. Vedono la gatta che si sta faticosamente trascinando fuori dal pertugio in cui si è ficcata (con tutta quella ciccia, dico io, come le sarà venuto in mente?).
é ricoperta di pipì e puzza come un carro bestiame.
Oddio, se l'è fatta sotto dalla paura, pensa la mamma. La mamma sa che la gatta ha il terrore dei tuoni, ma non pensava arrivasse a tanto. é sempre stata così pulita e raffinata.
Poverina, è ancora così spaventata che non vuole nemmeno mangiare.
Così, però, non si può tenere. Quella ha l'abitudine di dormire sul mio cuscino e non posso mica morire di puzza, pensa la mamma.
"Pupa, dobbiamo lavare la gatta" annuncia.
"sììì evvai!" grida entusiasta la pupa.
E così il resto della sera trascorre in bagno.
La mamma, esausta, lava i denti alla pupa "non mmm piace nuovo dentifrisio".
"quando finisce compro quello nuovo, ora zitta e lava".
Lava le mani e la faccia alla pupa e poi cattura la gatta.
Il felino viene tenuto fermo nella vasca idromassaggio (ma di che si lamenta, poi? mica tutti i gatti vengono lavati nell'idromassaggio!). Tenere fermi dieci chili di grasso non è semplicissimo.
La gatta sembra il blob, rotoli di ciccia sgusciano da tutte le parti. La pupa ovviamente vuole intervenire, le afferra la coda. "buona tootsa, boona. Adesso noi usa lo sciampo mio e lo spledol, vedrai come profuma!".
"no amore, la laviamo con il suo shampoo, è meglio!"
La mamma prende lo shampoo spray per gatte pisciasotto e lo spruzza sul pelo della povera bestiola. Quella si dimena come una furia, ma alla fine in qualche modo sembra pulita.
Quasi profuma.
La mamma è ormai convinta che la belvetta sia traumatizzata a vita: prima un tuono da fine del mondo e poi il bagno, cosa ci può essere di peggio nella vita di un felino?
Ma quella invece, quella creaturina docile e affettuosa, è felicissima. Si arrotola sulle gambe di mamma e pupa e fa le fusa.
é impazzita del tutto, pensa la mamma.
Ma poi la vede sdraiarsi sopra un vecchia copia di vogue a sistemarsi il pelo e capisce. Una gatta cresciuta a vogue e sex and the city non può essere felice di girare col puzzo di pipì.
Una mamma sfinita, invece, forse, sì.
Una notte di passione con un bel fusto?
Una serata divertente con le amiche?
Andare a ballare con gli amici gay?
Non scherziamo, prego!
Ogni mamma lavoratrice che si rispetti -giunta faticosamente all'ora di cena, viva - desidera una cosa sola: andare a letto, possibilmente da sola, e dormire almeno 10 ore di fila.
Ovviamente, è un'utopia. Ma lasciateci almeno sognare.
Ecco, invece, quello che succede, tipicamente e consetuamente, alla mamma lavoratrice di rientro dal lavoro.
Esce dall'ufficio e piove. Anzi, no, diluvia. Goccioloni grossi come limoni.
La mamma non ha l'ombrello. Ha, però, una borsa grossa come la capanna dello zio Tom, una valigia con dentro un computer modello commodor 64 e il cestino nel quale si è portata il pranzo dietetico ed economico, per un totale di circa 50 chili.
Dopo un'attesa di circa 30 minuti sotto l'acqua scrosciante, la mamma sale sul tram.
Il tram è pieno di gente che spinge e che non mostra alcuna tolleranza per i fardelli che la mamma reca con sé.
Si aggira per il tram anche un mendicante ubriaco. Il poveretto non sta in piedi e precipita rovinosamente sopra la mamma. Fra i due non si sa chi faccia più fatica ad alzarsi. Lui, però, viene aiutato, la mamma no.
Lungo il tragitto, la mamma riceve due telefonate.
La prima è della tata: "signora ma che faccio io? sua figlia a casa non c'è!"
"lo so, è dalla nonna, ma starà per tornare. Magari intanto potrebbe, non so, sistemare la casa?" azzarda la mamma.
La seconda è della nonna "ciao, che fai?" "sono in tram" "ah ecco, allora magari potresti venire a recuperare la pupa? sai piove e io sono stanca".
La mamma raggiunge la macchina e si incalana nel traffico per andare a riprendersi la figlia.
La recupera e ripartono insieme alla volta di casa.
Proprio mentre stanno per scendere dall'auto scoppia un diluvio biblico. La mamma scarica prima tutti i suoi bagagli: borse, buste della spesa, zainetto della pupa, regalini della nonna, commodor 64, cestini del pranzo.
Poi, recupera la bambina. Intanto, stanno rientrando tutti i vicini di casa e la pupa organizza un piccolo teatrino, così su due piedi.
Ci sono tutti i suoi uomini preferiti, l'occasione è unica e lei sa che non può lasciarsela sfuggire.
Mentre quelli sono intenti a recitare ciascuno le proprie parti e la mamma si carica di tutti i bagagli, scoppia un tuono mostruoso. Un fulmine è praticamente caduto sulla testa della mamma e il tuono è stato veramente assordante. Mai sentita una cosa simile, prima. Gli adulti sono tutti attoniti e un po' spaventati.
La mamma corre, oddio la pupa sarà in preda al panico, pensa, ma quella, invece, canta e balla come se niente fosse.
Si approda finalmente al nido familiare.
Le nostre eroine entrano in casa e chiamano la gatta. Silenzio.
Organizzano una cena, guardano peppa pig e mangiano.
Della gatta nemmeno l'ombra.
In cucina, però, c'è cattivo odore. Odore di pipì di gatto.
"ma pecché mamma?" chiede la pupa.
"ha boh" replica la mamma.
Sul finire della cena, si sentono strani rumori provenire da sotto i mobili della cucina. Le due si sporgono a guardare. Vedono la gatta che si sta faticosamente trascinando fuori dal pertugio in cui si è ficcata (con tutta quella ciccia, dico io, come le sarà venuto in mente?).
é ricoperta di pipì e puzza come un carro bestiame.
Oddio, se l'è fatta sotto dalla paura, pensa la mamma. La mamma sa che la gatta ha il terrore dei tuoni, ma non pensava arrivasse a tanto. é sempre stata così pulita e raffinata.
Poverina, è ancora così spaventata che non vuole nemmeno mangiare.
Così, però, non si può tenere. Quella ha l'abitudine di dormire sul mio cuscino e non posso mica morire di puzza, pensa la mamma.
"Pupa, dobbiamo lavare la gatta" annuncia.
"sììì evvai!" grida entusiasta la pupa.
E così il resto della sera trascorre in bagno.
La mamma, esausta, lava i denti alla pupa "non mmm piace nuovo dentifrisio".
"quando finisce compro quello nuovo, ora zitta e lava".
Lava le mani e la faccia alla pupa e poi cattura la gatta.
Il felino viene tenuto fermo nella vasca idromassaggio (ma di che si lamenta, poi? mica tutti i gatti vengono lavati nell'idromassaggio!). Tenere fermi dieci chili di grasso non è semplicissimo.
La gatta sembra il blob, rotoli di ciccia sgusciano da tutte le parti. La pupa ovviamente vuole intervenire, le afferra la coda. "buona tootsa, boona. Adesso noi usa lo sciampo mio e lo spledol, vedrai come profuma!".
"no amore, la laviamo con il suo shampoo, è meglio!"
La mamma prende lo shampoo spray per gatte pisciasotto e lo spruzza sul pelo della povera bestiola. Quella si dimena come una furia, ma alla fine in qualche modo sembra pulita.
Quasi profuma.
La mamma è ormai convinta che la belvetta sia traumatizzata a vita: prima un tuono da fine del mondo e poi il bagno, cosa ci può essere di peggio nella vita di un felino?
Ma quella invece, quella creaturina docile e affettuosa, è felicissima. Si arrotola sulle gambe di mamma e pupa e fa le fusa.
é impazzita del tutto, pensa la mamma.
Ma poi la vede sdraiarsi sopra un vecchia copia di vogue a sistemarsi il pelo e capisce. Una gatta cresciuta a vogue e sex and the city non può essere felice di girare col puzzo di pipì.
Una mamma sfinita, invece, forse, sì.
martedì 1 marzo 2011
Piccole Pance Crescono
Finalmente le mie amiche sono incinte.
Intendo dire le mie amiche-amiche, quelle i cui figli mi chiameranno Zia.
Dico finalmente non perchè ci siano arrivate tardi (le mie amiche sono tutte giovani e carine), ma perchè io ero in trepidante attesa da quando ho visto il mio primo test di gravidanza positivo.
Certo, non è che puoi andare dalle amiche e dirgli "ma allora, che diamine stai aspettando???". Sono argomenti delicati.
Io, però, naturalmente andavo da tutte a chiedere "ma allora che fate in camera da letto, dormite????".
Ho avuto anche la quasi irrisistibile tentazione di telefonare ai mariti per incitarli "ohh la vuoi tenere sveglia la notte??? non vorrai mica lasciarla riposare in pace??!".
Per fortuna, almeno da questo, mi sono trattenuta.
Con le mogli invece no, non mi sono trattenuta. Ma, in fondo, sono le mie amiche e posso dirgli quello che penso, almeno spero, e quello che pensavo era "su forza mettete in cantiere un bel pupo".
A dire il vero, non sono poi molte quelle con cui potevo esercitare queste pressioni.
Su alcune so che dovrò aspettare ancora un po' e paziento silenziosamente.
Sugli amici maschi ho decisamente perso le speranze. Già trovargli una donna sembra una missione impossibile, figuriamoci trovarne una disponibile a sfornare bambini subito.
Però, certe amiche mie, sì insomma, erano proprio pronte: sposate, con casa, lavoro, i nonni. Insomma che altro ci vuole????
Ma ho atteso stoicamente e sono stata premiata.
Domenica, ho avuto la buona novella.
Mi è venuta a trovare una delle mie amiche lontane. Ha atteso un minuto e mezzo prima di darmi la notizia. Forse si aspettava che me ne accorgessi, ma figuriamoci se smentisco la mia proverbiale rimbabitaggine.
Alla fine è sbottata: "mi hanno messo all'ingrasso".
Io ho negato, ovviamente: "macché sei magrissima".
"sì, ma è che, insomma, sono incinta. Sono al quinto mese"
"cosaa???" ero al settimo cielo.
E però mi sono concessa un pensiero (che peraltro ho eslicitato) : cosaaaaaa??? come al quinto mese??? con quel pancino invisibile?
Io al quinto mese ero già un pallone aerostatico pronto ad esplodere.
Al quinto mese, dovevo andare dai premaman taglie forti.
Al quinto mese, ero come mia madre il giorno prima del parto.
Al quinto meso, sono andata ad un matrimonio e a la mamma di un amico mi ha detto: "wow! sei già arrivata al termine!".
"Al termine di cosa, signora?" ho chiesto, mentre pensavo che fosse lei, piuttosto, ad essere arrivata al termine dei propri giorni.
"Ma della gravidanza è chiaro!"
"veramente no, io partorisco a fine novembre" ho risposto, algida.
Sono sicura che, benché fosse luglio, la signora abbia iniziato a sudare freddo.
La mia amica ha la pancia che io ho, adesso, dopo il pranzo della domenica.
"beh ma sai ho vomitato sempre fino a due settimane fa" mi spiega. "ero anche dimagrita".
Ma cavolo sempre agli altri 'ste fortune? ho pensato.
Lo so che vomitare non è una bella fortuna.
Ma posso assicurare che neppure ingurgitare dieci chili di cibo al giorno e piazzarli tutti fra pancia e fianchi e avere ancora fame è bello.
Comunque, per festeggiare abbiamo stappato una bottiglia di champagne e mi sono fatta raccontare tutto, tutto, ma proprio tutto, dal primo giorno a ieri.
"come lo hai capito?"
"dalle tette!"
"verissimo!" ho confermato "diventano subito enormi e fanno male, vero?"
"assolutamente, pensa che mi è venuta la terza"
La terza?????????
"sì" conferma il marito, tutto contento.
No, ma dico, la terza??? Io ce l'avevo in quinta elementare, la terza!
"e a te?" mi chiedono (e io penso, perdonali perchè non sanno quello che fanno).
"Io avevo la sesta, una bella fortuna, pensa che se precipitavo potevo usare il reggiseno come paracadute".
Intendo dire le mie amiche-amiche, quelle i cui figli mi chiameranno Zia.
Dico finalmente non perchè ci siano arrivate tardi (le mie amiche sono tutte giovani e carine), ma perchè io ero in trepidante attesa da quando ho visto il mio primo test di gravidanza positivo.
Certo, non è che puoi andare dalle amiche e dirgli "ma allora, che diamine stai aspettando???". Sono argomenti delicati.
Io, però, naturalmente andavo da tutte a chiedere "ma allora che fate in camera da letto, dormite????".
Ho avuto anche la quasi irrisistibile tentazione di telefonare ai mariti per incitarli "ohh la vuoi tenere sveglia la notte??? non vorrai mica lasciarla riposare in pace??!".
Per fortuna, almeno da questo, mi sono trattenuta.
Con le mogli invece no, non mi sono trattenuta. Ma, in fondo, sono le mie amiche e posso dirgli quello che penso, almeno spero, e quello che pensavo era "su forza mettete in cantiere un bel pupo".
A dire il vero, non sono poi molte quelle con cui potevo esercitare queste pressioni.
Su alcune so che dovrò aspettare ancora un po' e paziento silenziosamente.
Sugli amici maschi ho decisamente perso le speranze. Già trovargli una donna sembra una missione impossibile, figuriamoci trovarne una disponibile a sfornare bambini subito.
Però, certe amiche mie, sì insomma, erano proprio pronte: sposate, con casa, lavoro, i nonni. Insomma che altro ci vuole????
Ma ho atteso stoicamente e sono stata premiata.
Domenica, ho avuto la buona novella.
Mi è venuta a trovare una delle mie amiche lontane. Ha atteso un minuto e mezzo prima di darmi la notizia. Forse si aspettava che me ne accorgessi, ma figuriamoci se smentisco la mia proverbiale rimbabitaggine.
Alla fine è sbottata: "mi hanno messo all'ingrasso".
Io ho negato, ovviamente: "macché sei magrissima".
"sì, ma è che, insomma, sono incinta. Sono al quinto mese"
"cosaa???" ero al settimo cielo.
E però mi sono concessa un pensiero (che peraltro ho eslicitato) : cosaaaaaa??? come al quinto mese??? con quel pancino invisibile?
Io al quinto mese ero già un pallone aerostatico pronto ad esplodere.
Al quinto mese, dovevo andare dai premaman taglie forti.
Al quinto mese, ero come mia madre il giorno prima del parto.
Al quinto meso, sono andata ad un matrimonio e a la mamma di un amico mi ha detto: "wow! sei già arrivata al termine!".
"Al termine di cosa, signora?" ho chiesto, mentre pensavo che fosse lei, piuttosto, ad essere arrivata al termine dei propri giorni.
"Ma della gravidanza è chiaro!"
"veramente no, io partorisco a fine novembre" ho risposto, algida.
Sono sicura che, benché fosse luglio, la signora abbia iniziato a sudare freddo.
La mia amica ha la pancia che io ho, adesso, dopo il pranzo della domenica.
"beh ma sai ho vomitato sempre fino a due settimane fa" mi spiega. "ero anche dimagrita".
Ma cavolo sempre agli altri 'ste fortune? ho pensato.
Lo so che vomitare non è una bella fortuna.
Ma posso assicurare che neppure ingurgitare dieci chili di cibo al giorno e piazzarli tutti fra pancia e fianchi e avere ancora fame è bello.
Comunque, per festeggiare abbiamo stappato una bottiglia di champagne e mi sono fatta raccontare tutto, tutto, ma proprio tutto, dal primo giorno a ieri.
"come lo hai capito?"
"dalle tette!"
"verissimo!" ho confermato "diventano subito enormi e fanno male, vero?"
"assolutamente, pensa che mi è venuta la terza"
La terza?????????
"sì" conferma il marito, tutto contento.
No, ma dico, la terza??? Io ce l'avevo in quinta elementare, la terza!
"e a te?" mi chiedono (e io penso, perdonali perchè non sanno quello che fanno).
"Io avevo la sesta, una bella fortuna, pensa che se precipitavo potevo usare il reggiseno come paracadute".
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