giovedì 10 febbraio 2011

La febbre

Fra gli effetti collaterali del diventare mamma ce n'è uno inaspettato: prendere ogni tipo di malanno in circolazione.
Se nell'infanzia non si sono già passate in rassegna tutte le malattie tradizionali, è bene prepararsi.
Molto probabilmente, la mamma si ritroverà quarantenne e varicellosa a stendere pareri dal letto.

Dalla polmonite ai pidocchi, una volta iscritti i figli a scuola, bisogna essere pronte tutto.
La scuola, infatti, non è dispensatrice di cultura, ma di colture batteriologiche dagli effetti devastanti per l'intero nucleo familiare.
I pupi passano la loro carriera scolastica con raffreddori da dicembre a marzo, tosse  per gennaio e febbraio,  febbre da novembre ad agosto.
In genere la prassi è questa: a scuola due giorni e i seguenti sette a casa, fra febbre e dolori vari.
Contestualmente, le mamme è bene che smettano di pensare di passare la notte a letto, magari dormendo, ché ogni più piccolo malanno comporta fra le cinque e le dieci levate notturne.
è chiaro che alla terza influenza stagionale - vuoi per la stanchezza accumulata nelle precedenti due, vuoi per il bombardamento continuo di microbi e bacilli - anche la mamme finiscono per cedere.
Se trovassero il tempo per misurarsela, potrebbero anche scoprire di avere la febbre.

E così è successo a me.
Ieri, dopo una giornata passata con un mal di testa martellante e dolori ad articolazioni che ignoravo di avere, ho deciso di requisire il termometro da sedere della Pupa e l'ho usato come un termometro normale.
Quando ho visto che segnava 38°, ho intuito che potesse funzionare anche se posizionato lontano dal culetto.
Era dal 1991 che non avevo la febbre.

Naturalmente, un 38 di febbre non blocca la mamma lavoratrice (la febbre non blocca nemmeno la mamma non lavoratrice, anzi, immagino che ne possa peggiorare la condizione. Penso alla mamma non lavoratrice rimasta in casa e immediatamente gravata di nuovi e inaspettati compiti : "visto che resti in casa, perché non mi metti in ordine tutti i cassetti? potresti rammendare i calzini!" " se oggi pomeriggio restiamo in casa mamma, posso invitare ninetto, ninetta e i loro cinque fratelli?").

La mamma lavoratrice febbricitante si alzerà comunque dal letto, preparerà i pupi per l'asilo, ce li abbandonerà e si recherà a lavoro, concedendosi solo una breve sosta per acquistare pacchi e pacchi di medicine tradizionali, omeopatiche, cinesi, transegeniche, aiurvediche, qualsiasi cosa insomma le possa consentire di restare in piedi fino a sera.
Magari, le capiterà anche di trovare uno sciopero dei mezzi e di doversi fare 7 km a piedi nel gelo mattutino.
Niente può fermare la mamma lavoratrice.
Soprattutto se a casa ha lasciato un orco che si aggira per le stanze come un moribondo, emettendo continui lamenti e lagnandosi disperatamente come un cucciolo abbandonato per il fatto di avere (questo sì che è grave)  il naso chiuso!

mercoledì 9 febbraio 2011

La gravida più sexy di tutti i tempi

Victoria Beckham è gravida.
Il quarto figlio, finalmente una femmina (che si sia comprata il cromosoma X per andare a botta sicura? Ora in America usa così), nascerà quest'estate.
In forma smagliante, si vocifera che la Beckham poserà nuda per Vogue. L'intenzione è quella di rappresentare la donna incinta più sexy della storia.

Il pettegolezzo giornalistico mi ha fatto ricordare i bei tempi della dolce attesa.
Arrivata dopo alcuni tentativi andati a vuoto (avevo il sospetto che l'Orco sparasse a salve), la Pupa, all'epoca un gamberetto grande come un pisello (per chi si dovesse sentire chiamato in causa, mi riferisco all'ortaggio), si è infine insediata nel mio utero in subaffitto.
A pochi giorni dal trasloco, aveva già chiarito che per i futuri nove mesi (dieci, per la verità, ma non te lo dicono fino a che non è troppo tardi per dire "fermi tutti, io lascio perdere"), avrebbe dettato legge.
Nel disperato tentativo di riappropriarmi del mio corpo, ho cominciato a leggere compulsivamente manuali sulla gravidanza.
Cercavo conferme sull'andamento della gestazione e su quanto mi sarei dovuta aspettare dalla terribile attesa (a chiamarla dolce non può che essere stato un uomo; una donna l'avrebbe certo denominata "straziante", "penosa" o, appunto, "terribile").

Giramenti di testa? Quotidiani e associati a continui giramenti di palle (altrimenti detti sbalzi ormonali).
Nause mattutine? le avevo tutte le mattine, i pomeriggi, le sere.
Pressione bassa? Sì, era decisamente sotto terra (40/60).
Pressione alta? Certo, quando non era bassa.
Naso chiuso? é difficile da credere ma un altro dei piacevoli effetti della gravidanza è il naso totalmente tappato. Croce sul sì.
Mal di schiena? Con costanza e determinazione dal terzo mese di gravidanza.
Crampi alle gambe? Dicesi crampi alle gambe i risvegli notturni, continui e ininterrotti dal giorno del concepimento, associati a dolori atroci ai polpacci, urla belluine e panico coniugale "oddio che succede? stai morendo? i marziani, qualcuno mi salvi!!". Croce sul sì.
Ritenzione idrica? Avevo i piedi talmente gonfi che gli ultimi due mesi di gestazione li ho dovuti trascorrere nelle pantofole dell'orco (45 di piede, come tutti gli orchi). Direi sì, decisamente sì.
Smagliature? Il bello delle smagliature è che durante la gravidanza non ci sono (o comunque non le vedi, dato che non riesci avedere nulla al di sotto dell'enorme ombelico che ti è uscito dall'addome), ma il giorno dopo il parto sembri una zebra.
Ma, come tutti i manuali insegnano, fin qui siamo ancora nell'ambito dell'ordinaria amministrazione.

Veniamo, quindi, alla nota dolente: tette e pancia.
Al sesto mese, il mio dottore ha scrutato con cipiglio professionale le ecografie e mi ha chiesto, con quel suo atteggiamento  serafico che non lasciava presagire dove volesse andare a parare, "ancora prendi le vitamine?"
"sì, dottore, tutti i giorni!!" ho fatto i compiti, ho pensato orgogliosa.
"ecco, bene, smetti immediatamente! questa non è una bambina è un pachiderma!"
E come farà ad uscire? ho cominciato a pensare con angoscia.
Gli ultimi due mesi assomigliavo sempre più alla mamma di King Kong (obesa).
Giravo conciata come un barbone, con cento strati di vestiti deformati o presi in prestito dall'orco, ché persino nei negozi premaman non trovavo la taglia adatta.
Mi muovevo a stento. Ciò nonostante, mi ostinavo a passare di profilo fra i pertugi più stretti, restando maldestramente incastrata.
Non potevo allacciarmi le scarpe. Non riuscivo più a sollevarmi dalla vasca da bagno, ma nella doccia non entravo.
La notte, le lotte peggiori: dormire di fianco, impossibile, la Pupa si imbestialiva e mi riempiva di calci.
Dormire supina, era come sdraiarsi su un letto di chiodi, la schiena mi faceva vedere le stelle dal dolore.
Dormire prona... ma che scherziamo? avrei dondolato sulla pancia tutta la notte come una matriosKa.
L'unica soluzione era dormire seduta.
Credevo che un peso maggiore di quello della pancia non fosse umanamente sopportabile, ma poi ho partorito e ho avuto la montata lattea.
La mia quarta era già diventata una sesta in gravidanza, durante l'allattamento ero passata all'ottava.
Le tette aveva preso il possesso di me.
Sembravano la tetta gigante sputa latte del famoso film di Woody Allen, solo che le mie erano due!

Insomma, avevo l'occasione di posare nuda per una rivista patinata sotto il titolo "la donna incinta meno sexy della storia" e l'ho scioccamente persa.

martedì 8 febbraio 2011

Fiesta!

Il sabato pomeriggio delle mamme è assorbito da un'unica attività: accompagnare i pupi alle feste degli amichetti.
Se qualcuna sta pensando di ritagliarsi mezzo sabato pomeriggio per sé, delegando la partecipazione all'evento mondano ai nonni o al padre, se lo tolga immediatamente dalla testa.
I padri il sabato hanno sempre qualcosa da fare. Cose importanti, s'intende, come il calcetto (dal quale tornato tumefatti come se fossero andati ad un incontro di lotta libera), l'acquisto di un nuovo orologio subaqueo (soprattutto se sono affetti da idrofobia), i tornei di giochi di ruolo vietati ai maggiori di 16 anni (questa è l'attività dell'Orco), un'improvvisa riunione di lavoro (quelli con poca fantasia accampano questa scusa pietosa).
I  pochi uomini che vi partecipano sono evidentemente precettati. Ci sono i parenti, padri/nonni/zii, che non possono rifiutare. I mariti che devono farsi perdonare qualcosa (sguardo basso, aria dimessa, se avessero una coda la trascinerebbero come un peso morto fra le gambe). Al limite, qualche padre single (e bravo, o altrimenti obbligato a partecipare, o gay).

I nonni hanno sfacchinato una vita (ti dicono) e adesso è giusto che riempiano le loro giornate di pensionati con una sfilza di eventi mondani che farebbe impallidire anche la squillo più attiva su piazza.

Devo ammettere, però, che questi ginecei sabatini, anticamera dell'infermo per gli uomini, per noi mamme, finiscono per essere piacevoli.
Se i bambini sono bravi e grandicelli, ti lasciano la libertà di trangugiare chili di patatine e di ubriacarti di cocacola di nascosto.
Puoi passare il tempo a chiaccherare con altre donne che condividono le tue difficili condizioni di vita.
Capisci che non sei sola in una landa desolata, ma circondata da un nutrito gruppo di  mamme, più o meno, disperate come te, più o meno, senza il tempo per farsi la ceretta, e, più o meno, anche loro capaci di dormire in piedi appoggiate ad un muro, continuando a conversare allegramente.

E così, Sabato, io e la Pupa abbiamo partecipato ad una di queste feste.
L'orco ovviamente lavorava e se non avesse lavorato sarebbe andato ad arare i campi piuttosto che venire con noi.
La pupa era eccitatissima e, lo confesso compiaciuta, molto carina.
Ero miracolosamente riuscita a nascondere i suoi ispidi capelli in due codini, le avevo infilato delle ballerine da grande (e cioè senza cinturino) - che naturalmente ha perso milleecinquecento volte per poi abbandonarle su un tappeto - e indossava il classico tubino (che va sempre bene per le feste, anche per le bambine di due anni).
Come di consueto, passati i primi trenta secondi di smarrimento (in cui mi hanno dovuto invitare a introdurla negli appartamenti, ché io ero scesa allegramente dall'ascensore e avevo subito iniziato a chiaccherare con i padroni di casa e lei, invece, era rimasta rintanata in un angolo del medesimo mezzo, di fatto, sola e abbandonata) si è immediatamente inserita.
La pua é veramente un animale mondano, e in nessun posto si sente a suo agio come ad una festa.
Ad un tratto, dall'alto dei suoi due anni, si è messa a mostrare un gioco a uno dei Pupi più grandi; gli spiegava come schiacciare i tasti e far muovere i personaggi o far partire la musichetta.
Quello la guardava con compassione e, tanto per chiarire in quale posizione della scala sociale bambinesca si trovava, ha schiacciato un tasto che lei non aveva visto.
Mentre il dito di lui si avvicinava al pulsante, lei gli diceva "ma no, quello no".
Poi è partito un lunapark di colori e musiche, lei è rimasta estasiata e allora gli ha detto "ahh sì, bravo, molto bravo, molto bravissimo".
Io ho chiaccherato con vecchie amiche e molte mamme, condividendo esperienze e imparando molto.
Purtroppo, ho rischiato la vita quando ho avuto l'ardire di inginocchiarmi e scambiare quattro parole con i piccoli, tutti sdraiati a terra sotto un mobile, proprio lì dove c'erano i fili elettrici (se i bambini non giocano con qualcosa di estramemente pericoloso o con su scritto "tenere lontano dalla portata dei bambini", non si divertono).
Ho solo detto "ma guarda, questi sono tutti cagnolini". E prima di rendermi conto di quello che stava accadendo, ce li avevo tutti addosso che tentavano di mordermi.
Assomigliavano a tanti piccoli zombi, molto più che a cagnolini scodinzolanti.
Sono stata liberata da altre mamme e sono fuggita insieme alla pupa.
Insomma, non avevo voglia di finire i miei giorni divorata da un gruppo famelico di pupi di tre anni.
A quel punto, nonostante il piacevole pomeriggio - vuoi per l'attacco cannibale, vuoi per le troppe chiacchere materne - avevo la testa sul punto di esplodere.
Fortunamente, noi mamma moderne giriamo sempre analgesico-munite e così ho estratto dalla mia borsa marypoppinesca tre diversi tipi di antidolorifici. Ne ho scelto uno e mi sono drogata in pubblico, senza ritegno.
La pupa mi ha chiesto "ma che fai mamma?"
"prendo la medicina, amore."
"Pecché mamma?"
Come sapete, io sono per definizione sempre sincera "Perchè ho un mal di testa tremendo"
A quanto pare, anche mia figlia è per definizione sempre sincera
"Eh certo, mamma, è che tu sei vecchia"

lunedì 7 febbraio 2011

Se questo è un uomo

Non si può avere tutto dalla vita.
Per esempio, se hai una bambina brava, che dorme e fa pochi capricci, una casa e un buon lavoro, non puoi certo pretendere di svegliarti ogni mattina accanto a Di Caprio.
Ti capiterà, piuttosto, di svegliarti di fianco all'uomo medio. Quello che hai scelto 8 anni fa e che all'epoca non era nemmeno male.
Aveva i capelli.
Era magro e muscoloso. Si depilava le spalle e così sembrava un bell'esemplare di maschio mediterraneo e non il fratello brutto del Cugino It.
Leggeva, si teneva informato, usciva la sera, ascoltava musica e amava l'arte.

Purtroppo, niente dura per sempre.
E infatti, adesso, il tuo uomo medio è pelato.
Non ha più neanche un muscolo, tranne, forse, quelli mandibolari. Ha uno spesso strato di grasso che gli ricopre il ventre (per i tempi difficili, ti dice lui).
Ed è completamente ricoperto di un pelo ispido e ricciuto che lo rende ogni giorno più simile allo yeti.

Quel che è peggio è che l'ominide in questione ha cambiato abitudini.

Prima, mangiava sushi e pasta in bianco.
Adesso, mangia nutella e patatine e, se lasciato libero di vagare per la casa, svuota il frigorifero in dieci secondi netti, quasi fosse un lupo della steppa a digiuno da un mese.

Prima, rientrava a casa carico di regali e fiori.
Adesso, rientra a casa carico di  bollette e multe da pagare, ti prega di andare alla posta in sua vece e di anticipargli i soldi.

Prima, ti invitava spesso fuori e ti offriva la cena.
Adesso, ti telefona telegrafando dettagliatamente la cena e/o il pranzo e/o la colazione, sollecitando la preparazione per un certo orario e invitandoti a comprare quello che manca.

Prima, girava per casa con pigiami sexy e usciva impeccabilmente vestito.
Adesso, vaga per la casa in mutandoni bianchi e canotta. Esce, con le tue magliette, indossate al rovescio e macchiate. Non possiede un calzino appaiato e privo di buchi e non ha più comprato un paio di scarpe dal 2001.

Prima, dormiva come un agioletto al tuo fianco. Ti accorgevi che c'era solo quando si avvinghiava a te come un polipo, per baciarti sul collo.
Adesso, si corica al tuo fianco, ma in tre secondi netti ha invaso il tuo spazio vitale, si è arrotolato nelle coperte, ha divelto il lenzuolo, lanciato il cuscino a dieci metri di distanza e a cominciato a russare come un martello pneumatico.
Se schiocchi le dita, russa più forte. Se batti le mani, fa un grugnito porcino e poi continua a martellarti i timpani con il suo respiro da mostro delle caverne. Se lo prendi a calci e tenti di girarlo di fianco, facendo perno con le spalle sul muro e spingendo con tutte le  forze che hai nelle gambe (provate voi a spostare un omone peloso di 90 chili!), si gira e poi russa più forte.
Alla fine, sconfitta, ti alzi, raccogli i tuoi cuscini e te ne vai.
Ma nemmeno questo basta, ché non appena ti sei sistemata un po' nel nuovo giaciglio, prende a russare così forte che sei costretta ad alzarti e a chiudere le cinque porte che ti separano dalla sua (e un tempo anche tua) stanza da letto.
Non fai in tempo a tornare indietro che la Pupa inizia a piangere e lui, che già non la sente con le porte aperte, ora che è chiuso nel suo antro, non ha altro da fare che continuare a russare più forte.

E adesso, ditemi voi se questo è un uomo.
Io l'ho creduto, l'ho creduto seriamente. Mi dicevo, sono tutti così, fattene una ragione.
Sembrano umani quando camminano per strada, ma nell'intimità delle loro case si trasformano.
Specie dopo la paternità.
A lungo andare, però, ho cominciato ad intuire che forse la partenità non era così influente, che forse le ragioni del cambiamento erano altre, che forse sotto sotto c'era in lui qualcosa di misterioso, insomma, che forse uno così non era del tutto umano.
Ebbene sì, lo ammetto, è stato quando ho visto Shrek.

P.S.
Per dovere di cronaca, confesso che l'Orco mio non risponde appieno alla descrizione sopra riportata.
Cucina lui, si paga le sue multe, è ingrassato molto meno di quanto sia ingrassata io (e, per forza, andando avanti a patatine e nutella), e, se pure giri per la casa in canotta, non si lamenta del fatto che io indossi regolarmente tutone di pile e mutandoni modello nonna Belarda.
Soprattutto, ha capito che, per il bene comune, è meglio se non legge il mio blog.

P.P.S.
La capacità degli uomini di imparare a russare subito dopo la nascita di un bambino, e cioè quando la mamma sta acquisendo la capacità di dormire in piedi su una gamba sola non appena vive un minuto di calma, è scientificamente dimostrata.
Per chi non dovesse riuscire con i propri mezzi, credo che esistano appositi corsi.

venerdì 4 febbraio 2011

La pecora nera

Anche nelle migliori famiglie c'è un elemento di disturbo, un parente serprente o la classica pecora nera generatrice di caos.
Nella mia famiglia, di elementi di disturbo ce ne sono parecchi. Credo di poter dire, senza timore di smentita, che siamo un gregge di pecore nere, in cui spiccano, semmai, due o tre macchiette bianche.
Fra tutte le pecore nere, però, ce n'è una che è più nera delle altre.
Una che spicca. Una che trova sempre il modo per farsi notare.
é lo zio lontano, uno zio che identificherò con il nome di fantasia di  ZIO 'IELE.
Questo simpaticissimo soggetto abita all'estero e si reca in patria solo due o tre volte l'anno (e questa è, credo, la prova dell'esistenza di Dio).
Purtroppo, però - benché sia misericordioso -  Dio non riesce ad impedire a costui di scendere nella terra natia per alcune delle feste comandate.
E così a Natale è stato dei nostri.
In due giorni - si badi, due giorni soltanto - è riuscito a vanificare oltre due anni di buoni insegnamenti materni, paterni e nonneschi, nonché sei mesi della raffinata educazione anglosassone impartita nell'esclusivissimo asilo della Pupa.
In particolare, ha trasmesso alla Pupa le seguenti regole di condotta:

- spernacchiare in giro sputacchiando tutti, in particolar modo se si è affetti da qualche strano morbo;
- sputare la pappa non gradita in ogni dove, con getto continuo e ad altezza uomo;
- imitare scimmioni nevrotici ululando e saltellando per tutta la casa;
- fare verticali sulla testa su una qualsiasi superficie rigida, quale parquet, marmo, acciaio del tavolo della cucina, cornicioni delle finestre;
- arrampicarsi sulla libreria, buttanto per terra tutto quello che si incrocia nel percorso, libri, cd, ninnoli di ceramica, argenteria, ecc.;
- eseguire salti mortali tripli sul posto, capriole e rotolamenti,  rigorosamente su superfici rigide e possibilmente rialzate di circa due metri da terra;
ma soprattutto
- scaccolarsi in ogni momento, in ogni luogo, in ogni modo.

La Pupa, educata com'è (anzi, era), ha voluto dare subito grande soddisfazione allo Zio, mettendo in pratica tutti i suoi precetti.
é però una bambina pratica, a cui piace svolgere attività che producano un qualche risultato.
é chiaro, quindi, che fra tutti i preziosi insegnamenti trasmessi dallo Zio quello che ha preferito è lo scaccolamento. 
Ormai, associa al punto la figura dello zio alla caccola che quando lo sente al telefono chiede "che fai zio ti scaccoli?".
E la caccia alla caccola è talmente radicata nella sua cultura bambinesca che l'attività viene ripetuta diverse volte al giorno, senza vergogna, possibilmente innanzi ad un pubblico, quasi fosse una pratica di cui andare fiere.
Quando, beccata con le dita nel naso, le si chiede "ma cosa fai?"
lei risponde candida "Cerco 'e caccole".
E ti guarda come se fossi un povero ignorante che non capisce un tubo.
Inizialmente, reagivamo con disgusto. Visti i risultati ottenuti, abbiamo deciso in familiar consesso di optare per l'indifferenza.
Anche questo metodo non sembra sortire gli effetti sperati.
"che fai amore?" le ha chiesto ieri la nonna.
"cerco 'e caccole, eh nonna! ecco, guadda una, la vedi nonna?" ha risposto la pupa, mostrando il suo trofeo verdognolo.
"ah va bene, ma adesso mi pare che tu abbia finito, vieni qui a disegnare", ha insistito - senza scomporsi, secondo la tattica concordata - la nonna.
"eh ma io c'ho un altro buco in cui cercare, nonna!".

mercoledì 2 febbraio 2011

Un viaggio lungo un giorno

Capita alle mamme che lavorano di doversi allontanare dai propri figli.
Le mamme non possono assolutamente rifiutare un incarico fuori sede. Anzi, hanno il dovere morale di dimostrare di poter percorrere 1200 km in un giorno per partecipare a meeting o udienze, senza patirne conseguenza alcuna.
"Del resto, ormai, che vuoi che sia, vai e vieni in giornata" ti dicono.
"Ci sono i treni superveloci e direttissimi, gli aerei supereconomici e superaffidabili e ad attenderti auto extralusso pagate dal cliente".
Mmm, pensi tu, qui c'è sotto una fregatura.
Ma poi parti, tanto non ti puoi rifiutare, visto che le altre mamme lavoratrici sono già state spedite in Guatemala e Norvegia e tu devi solo andare nel nord Italia e, comunque, se non ci vai tu...
Parti, lavori quel tanto che basta con la consapevolezza che in quanto mamma lavoratrice che si incontra con altre mamme lavoratici stai facendo un grosso buco nell'acqua e liquiderai la faccenda professionale in cinque minuti, per passare le successive due ore a parlare di bimbi, mariti, centri estetici e saldi.
E infatti.
Sei entrata da trenta secondi e già vi date tutte del tu.
In mezzora la faccenda è risolta, o almeno ti illudi che sia risolta, ma in cuor tuo già sai che il boss maledirà il giorno in cui ha deciso di mandare te, sacrificandosi per altro, e che dovrai discuterci ore per cercare di convincerlo della razionalità dell'idea che tu e le altre mamme lavoratrici aveve elaborato nel consesso.

Intanto, però, scopri di avere il tempo per fare due passi nel cuore dello shopping. Riesci persino a ripercorrere luoghi amati e troppo presto abbandonati, e a rivedere vecchi amici.
Trovi addirittura il tempo per entrare in una libreria a comprare trenta libri per la Pupa, libri che, a portali su e giù per l'Italia, pesano un accidente, ma che, appunto per questo, mettono a tacere definitivamente il senso di colpa da abbandono di incapace (e con ciò si fa riferimento non solo ai Pupi, ma anche ai consorti).

Sai già che pagherai cara questa giornata di libertà, con il marito (un tuo viaggio di lavoro, vale 4 sue uscite gogliardiche), con il boss (sputerai sangue per convincerlo che non si è ridotto tutto allo shopping compulsivo per le vie della città del Nord Italia), con la Pupa (che non ti mollerà un momento per i prossimi dieci giorni e si aspetterà regali ad ogni tuo ritorno a casa).
Stremata e digiuna rientrerai a casa dopo quindici ore di vagabondaggio, ti guarderai intorno e, adocchiata la mole di panni da lavare, la caterba di giochi in giro per la casa, la pila di piatti sporchi nel lavabo, il tuo primo pensiero sarà: quando potrò andare anche io in Guatemala?

martedì 1 febbraio 2011

Homo Homini Lupus

Questa è la storia del lupo.
C'era una volta un lupo. Per colpa di qualche tata incauta, questo lupo faceva molta paura alla Pupa.
é evidente che core de mamma animalista non poteva tollerare un simile affronto alla natura.
é così che sono cominciate le favole del lupo.
adesso non si va a letto senza "una stolia 'el lupo, mamma" e ogni canide più o meno lupoide incontrato per strada diventa il Lupo, il Re dei lupi, il lupetto.

La storia fa più o meno così:
"C'era una volta un lupo. Il lupo è un animale molto grande".
"come papà, mamma?".
"mmm sì, come papà. Il lupo é anche un animale molto peloso."
"come papà, eh mamma?"
"mmm, sì, ma anche un po' più peloso di papà, sai?. Comunque, è un animale grosso, peloso e bellissimo".
Silenzio...
Io proseguo.
"Il lupo veglia con le fate sui bambini, controlla che nessuno gli faccia del male e che nessuno gli rubi i giochi. Vive nel bosco insieme alla lupa. Il lupo e la lupa si sono sposati e hanno fatto tanti..."
"Lupetti" (le ho insegnato a chiamarli lupetti e non lupini per non finire come quell'alunno di mia mamma che alla domanda sul naufragio dei Malavoglia ha risposto "si rende conto professorè, quei poveri lupini tutti morti!!!" "ma come morti Belloni? che sta dicendo?", ha indagato mia madre. "ma sì, professorè, tutti annegati. Poveri lupini").
Ma andiamo avanti.
"I lupetti sono animali bellissimi, piccoli, piccoli e molto pelosi"
"e gleen, mamma"
"eh? come?"
"gleeeenn, verdiii, mamma"
"ah sono verdi?"
"Sì, sì, mamma"
"ok, i lupetti sono verdi e giocano nel bosco con le fate. Nel bosco vivono tante fate, lo sai? Ci sono le fatine dei fiori che volano da un fiore all'altro. Poi c'è la fata turchina che vive su una stella e scende per trasformare i bambini di legno in bambini veri. Poi c'è la fatina dei denti che lascia un regalino sotto il cuscino quando esce un dente nuovo".
"Guarda mamma, io dente nuovo" mi dice spalancando le fauci come in una visita dentistica.
"mmm sta per uscire, ma ancora non è uscito. Vedrai che quando esce viene la fata.Oltre alla fatina dei denti, ci sono la Fata cerottina che viene quando un bimbo si fa un taglietto, da un bacio alla bua e fa passare tutto; la fata febbriciona che arriva quando un bimbo ha tanta febbre. Ah e poi, naturalmente, c'è la fata smemorina che aiuta le bimbe brave a scegliere il vestito adatto per la festa".
"noo, mamma, non la fetta, pel il ballo"
"ah sì, certo, scusa, per il ballo.
Un giorno un lupetto, mentre stava giocando con le fate, è rimasto con la testa incastrata in un albero".
"Pecchè mamma?"
"eh, perchè si è sbagliato. ma è venuto il dottore dei lupi e l'ha aiutato a liberarsi".
"Pecchè mamma?"
"eh è un lupetto un po' pasticcione"
"ahhh!! come papà, mamma?"
"mmm... un po' sì"

C'era una volta un lupo. O forse era un papà.